Delle scimmie in un bosco giocavano a rimpiattino;
una certa bertuccia dal muso bruno,
seduta gravemente, teneva sulle ginocchia
la testa di colui che, curvando la schiena,
sulla mano riceveva i colpi.
Si picchiava forte, e poi indovina!
Non indovinava mai; allora erano risa,
salti, capriole, grida.
Attirato dal rumore dal fondo della sua tana,
un giovane leopardo, principe assai bonario,
si presenta in mezzo alle nostre scimmie gioiose.
Tutto trema al suo aspetto. Continuate i vostri giochi,
disse il leopardo, non ce l’ho con nessuno:
rassicuratevi, ho l’animo buono;
e vengo persino qui, come privato,
ad associarmi ai vostri piaceri.
Giochiamo, sono della partita.
Ah! Monsignore, che bontà!
Come! Vostra altezza vuole, lasciando la sua dignità,
discendere fino a noi! – sì, è il mio capriccio.
La mia altezza ha sempre avuto della filosofia,
e sa che tutti gli animali
sono uguali.
Giochiamo dunque, amici miei; giochiamo, ve ne prego.
Le scimmie incantate credettero a questo discorso,
come vi si crederà sempre.
Tutta la banda gioviale
si rimette a giocare: uno di loro tende la mano,
il leopardo colpisce, e subito
si vede colare del sangue sotto l’artiglio regale.
La scimmia questa volta indovinò chi picchiava;
ma se ne andò senza dirlo.
I suoi compagni facevano finta di ridere,
e il leopardo solo rideva.
Ben presto ciascuno si scusa e fugge in fretta
dicendosi tra i denti:
non giochiamo con i grandi,
il più dolce ha sempre artigli alla zampa.
Florian
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-le-scimmie-e-il-leopardo-jean-pierre-claris-de-florian/
