Dio fa bene ciò che fa. Senza cercarne la prova
In tutto quest’Universo, e andandolo percorrendo,
Nelle Zucca la ritrovo.
Un villano considerando,
Quanto questo frutto è grosso e il suo stelo sottile :
A che pensava, dice, l’Autore di tutto ciò ?
Ha proprio male collocato quella Zucca là !
Eh perbacco ! Io l’avrei appesa
A uno di quei querce che vedete.
Sarebbe stato giusto il caso ;
Tal frutto, tale albero, per far bene.
Peccato, Garo, che tu non sia entrato
Nel consiglio di colui che predica il tuo Curato :
Tutto sarebbe andato meglio ; perché, per esempio,
La Ghianda, che non è grossa come il mio mignolo,
Non pende in questo luogo ?
Dio si è sbagliato : più contemplo
Questi frutti così collocati, più sembra a Garo
Che si sia fatto un qui pro quo.
Questa riflessione imbarazzando il nostro uomo :
Non si dorme, dice, quando si ha tanto spirito.
Sotto una quercia subito va a prendere sonno.
Una ghianda cade : il naso del dormiente ne patisce.
Si sveglia ; e portando la mano sul viso,
Trova ancora la Ghianda presa al pelo del mento.
Il naso ammaccato lo costringe a cambiar linguaggio ;
Oh, oh, dice, sanguino ! e che sarebbe dunque
Se fosse caduta dall’albero una massa più pesante,
E che questa Ghianda fosse stata una zucca ?
Dio non l’ha voluto : senza dubbio ha avuto ragione ;
Ne vedo bene ora la causa.
Lodando Dio di ogni cosa,
Garo ritorna alla casa.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-la-ghianda-e-la-zucca-jean-de-la-fontaine/
