Questa povera ragione di cui l’uomo è così geloso
non è che una pallida fiaccola che getta intorno a noi
una triste e debole luce;
al di là è la notte: il mortale temerario
che vuole penetrarvi cammina senza sapere dove.
Ma non profittare di questo beneficio supremo,
spegnere il proprio spirito e accecare se stesso,
è un altro eccesso non meno folle.
In Persia vi furono un tempo due fratelli,
adoratori del sole, seguaci dell’antica legge.
Uno di essi, vacillante nella sua fede,
non stimando nulla se non le sue chimere,
pretendeva meditare, conoscere, approfondire
del suo dio la sublime essenza;
e dal mattino alla sera, per riuscirvi,
tenendo sempre lo sguardo sull’astro che incensa,
voleva spiegare il segreto dei suoi fuochi.
Il povero filosofo vi perse gli occhi;
e da allora del sole negò l’esistenza.
L’altro era credulo e bigotto;
spaventato dalla sorte del fratello,
vi scorse dell’ingegno l’abuso troppo comune,
e mise ogni suo sforzo a diventare uno sciocco.
Di tutto si viene a capo; il povero solitario
aveva poca strada da fare,
fu presto contento di sé.
Ma, per timore di offendere l’astro che ci illumina
volgendo verso di lui sguardi indiscreti,
si fece un buco sotto terra,
e condannò i suoi occhi a non vederlo mai più.
Umani, poveri umani, godete dei benefici
di un dio che invano la ragione vuole comprendere,
ma che si vede ovunque, ma che parla ai nostri cuori.
Senza voler indovinare ciò che non si può apprendere,
senza rifiutare i doni che la sua mano sa spargere,
impieghiamo il nostro spirito a diventare migliori.
Le nostre virtù sono per l’Altissimo il più degno omaggio,
e l’uomo giusto è il solo saggio.
Florian
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-i-due-persiani-jean-pierre-claris-de-florian/
