Ero solo, l’altra sera, al Théâtre Français,
O quasi solo; l’autore non aveva gran successo.
Non era che Molière, e sappiamo fin troppo
Che quel grande maldestro, che un giorno creò Alceste,
Ignorava la bella arte di solleticare lo spirito
E di servire a puntino un dénouement ben cotto.
Grazie a Dio, i nostri autori hanno cambiato metodo,
E amiamo assai di più qualche dramma alla moda
Dove l’intrigo, intrecciato e arrotolato in festone,
Gira come un rebus attorno a un mirliton.
Ascoltavo tuttavia quella semplice armonia,
E come il buon senso fa parlare il genio.
Ammiravo quale amore per l’aspra verità
Avesse quell’uomo così fiero nella sua ingenuità,
Quale grande e vero sapere delle cose di questo mondo,
Quale virile gaiezza, così triste e così profonda
Che, quando se n’è riso, si dovrebbe piangere!
E mi domandavo: Basta ammirare?
Basta venire, una sera, per avventura,
Di sentire in fondo all’anima un grido della natura,
Di asciugare una lacrima, e di partire così,
Qualunque cosa si faccia del resto, senza prendersene cura?
Immerso com’ero in questa fantasticheria,
Qua e là, tuttavia, sbirciando la galleria,
Vidi che, davanti a me, si dondolava allegramente
Sotto una treccia nera un collo snello e incantevole;
E, vedendo quell’ebano incastonato nell’avorio,
Un verso di André Chénier cantò nella mia memoria,
Un verso quasi sconosciuto, ritornello incompiuto,
Fresco come il caso, meno scritto che sognato.
Osai ricordarmene, anche davanti a Molière;
La sua grande ombra, di certo, non se ne offese;
E, pur ascoltando, mormoravo sottovoce,
Guardando quella fanciulla, che non se ne accorgeva:
“Sotto la vostra amabile testa, un collo bianco, delicato,
Si piega, e della neve cancellerebbe lo splendore.”
Poi pensavo ancora (così va il pensiero)
Che l’antica franchezza, a tal punto abbandonata,
Con la nostra finezza e il nostro spirito beffardo,
Farebbe credere, dopo tutto, che manchiamo di cuore;
Che era una triste e vergognosa miseria
Quella solitudine attorno a Molière,
E che è pur tempo, come dice la canzone,
Di uscire da questo secolo o di averne ragione;
Perché a che paragonare questa scena impantanata,
E l’atroce vergogna in cui la musa è caduta?
La viltà ci imbriglia, e gli sciocchi vanno dicendo
Che, sotto questo vecchio sole, tutto è fatto ormai;
Come se i difetti della famiglia umana
Non ringiovanissero ogni anno, ogni settimana.
Il nostro secolo ha i suoi costumi, quindi la sua verità;
Chi osa dirlo è sempre ascoltato.
Ah! oserei parlare, se credessi di dir bene,
Oserei raccogliere la frusta della satira,
E vestirlo di nero, quell’uomo dai nastri verdi,
Che un tempo si arrabbiava per qualche verso brutto.
Se tornasse oggi a Parigi, la gran città,
Ci troverebbe di meglio per smuovere la sua bile
Di una cattiva moglie e di un cattivo sonetto;
Abbiamo altro da mettere al gabinetto. O nostro maestro di tutti, se la tua tomba è chiusa,
Lascia che nella tua cenere, un istante ravvivata,
Trovi una scintilla, e ti imiterò!
Ne avrò fatto abbastanza se potrò tentarlo.
Insegnami con qual tono, nella tua bocca ardita,
Parlava la verità, tua sola passione,
E, per farmi intendere, in mancanza del genio,
Ne avrò il coraggio e l’indignazione!
Così accarezzavo una folle chimera.
Davanti a me tuttavia, accanto a sua madre,
La fanciulla restava sempre, e il collo snello e bianco
Sotto i lunghi capelli neri si cullava mollemente.
Lo spettacolo finito, l’incantevole sconosciuta
Si alzò. Il bel collo, la spalla a metà nuda,
Si velarono; la mano scivolò nel manicotto;
E, quando la vidi sulla soglia di casa sua
Fuggire, mi accorsi che l’avevo seguita.
Ahimè! mio caro amico, è tutta qui la mia vita.
Mentre il mio spirito cercava la sua volontà,
Il mio corpo sapeva la sua e seguiva la bellezza;
E, quando mi svegliai da questa fantasticheria,
Non me ne restava più che l’immagine cara:
“Sotto la vostra amabile testa, un collo bianco, delicato,
Si piega, e della neve cancellerebbe lo splendore.”
Alfred De Musset
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-una-serata-perduta-alfred-de-musset/
