Spleen: Ho più ricordi di un vecchio di mille anni

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Ho più ricordi di un vecchio di mille anni.

Un grosso mobile a cassetti ingombro di bilanci,
di versi, di biglietti d’amore, di processi, di romanze,
con pesanti capelli arrotolati in ricevute,
nasconde meno segreti del mio triste cervello.
È una piramide, un immenso sepolcro,
che contiene più morti della fossa comune.
– Sono un cimitero aborrito dalla luna,
dove come rimorsi strisciano lunghi vermi
che si accaniscono sempre sui miei morti più cari.
Sono un vecchio boudoir pieno di rose appassite,
dove giace tutto un guazzabuglio di mode sorpassate,
dove i pastelli lamentosi e i pallidi Boucher,
soli, respirano l’odore di un flacone stappato.

Nulla eguaglia in lunghezza le giornate zoppicanti,
quando sotto i pesanti fiocchi degli anni nevosi
la noia, frutto della tetra incuriosità,
prende le proporzioni dell’immortalità.
– D’ora in poi non sei più, o materia vivente!
che un granito circondato da un vago spavento,
assopito nel fondo di un Saharah nebbioso;
una vecchia sfinge ignorata dal mondo incurante,
obliata sulla carta, e il cui umore selvatico
canta solo ai raggi del sole che tramonta.

Charles Baudelaire

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-spleen-ho-piu-ricordi-di-un-vecchio-di-mille-anni-charles-baudelaire/

Arthur

Interpretazione

L'analisi di Arthur

Isolamento, scoraggiamento e noia, lo spleen, quel sentimento di tristezza inspiegabile che Baudelaire descrive più volte nei Fiori del male, è qui per l'autore un'occasione per fare un bilancio della sua vita.

Questo bilancio, egli inizia già dal primo verso, unico, isolato dal resto della poesia: "Ho più ricordi di un vecchio di mille anni". Si sente già affiorare la stanchezza che l'autore esprimerà in seguito.

Bilanci, versi, biglietti d'amore, romanze... Inventario dei ricordi di Baudelaire e degli eventi che hanno segnato la sua vita, eppure non ne trae altro che disperazione, una noia profonda. Il sentimento che prova di aver tutto compiuto sembra impedirgli di continuare ad andare avanti, ogni forma di desiderio o di curiosità sembra aver lasciato il suo corpo.

Giunto alla fine della poesia, il lettore ha l'occasione di leggere le conseguenze che Baudelaire trae da questo inventario: la noia conduce alla morte, la materia piena di vita si trasforma in granito, pietra dura e fredda, e il mondo lo dimentica.

Così, lo spleen dal quale Baudelaire ci dice di essere colpito sembra impedirgli di continuare la sua opera di poeta: incapace di parlare d'altro che della morte, della sua morte, e dell'oblio di cui sarà vittima.

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