XIV
La folla dei viventi ride e segue la sua follia,
talvolta per il suo piacere, talvolta per il suo tormento;
ma dai morti muti, dai morti che si dimenticano,
io, sognatore, mi sento fissamente guardato.
Sanno che sono l’uomo delle solitudini,
il camminatore pensoso sotto gli alberi folti,
lo spirito che trova, avendo i suoi dolori per studi,
sulla soglia di ogni turbamento, in fondo a tutto la pace!
Sanno l’attenzione attenta e china
che ho tra i bossi, le fosse e le croci;
mi odono camminare sulla foglia secca;
mi hanno visto contemplare ombre nei boschi,
Comprendono la mia voce sul mondo effusa,
meglio di voi, o viventi rumorosi e litigiosi!
Gli inni della lira nella mia anima nascosta,
per voi sono canti, per loro sono pianti.
Io, è là che vivo! — cogliendo le rose bianche,
consolando le tombe troppo a lungo abbandonate,
passo e ritorno, smuovo i rami,
faccio rumore nell’erba, e i morti sono contenti.
Là sogno! e, vagando nel campo letargico,
vedo, con occhi aperti nel mio pensiero,
trasformarsi la mia anima in un mondo magico,
specchio misterioso del visibile universo.
Guardando senza vederli vaghi scarabei,
rami indistinti, forme, colori,
là, ho nell’ombra, seduto su pietre cadute,
abbagliamenti di raggi e di fiori.
Là, il sogno ideale che riempie la mia palpebra
erra, velo luminoso, tra la terra e noi;
là, i miei dubbi ingrati si fondono in preghiera;
comincio in piedi e finisco in ginocchio.
Come nel cavo della roccia vola l’umile colomba,
cercando la goccia d’acqua che cade prima del giorno,
il mio spirito assetato, nell’ombra della tomba,
va a bere un po’ di fede, di speranza e d’amore!
13 marzo 1840.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-nel-cimitero-di-stella-victor-hugo/
