Lo spirito di Dio

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Nuove meditazioni poeticheEpoca XIX secolo

A L. De V***.

Il fuoco divino che ci consuma
somiglia a quei fuochi indiscreti
che un pastore imprudente accende
ai margini di profonde foreste;
finché nessun soffio lo sveglia,
l’umile focolare cova e sonnecchia;
ma se respira l’aquilone,
d’improvviso la fiamma intorpidita
si gonfia, trabocca; e l’incendio
infiamma un immenso orizzonte!

O anima mia, da quali rive
verrà questo soffio inatteso?
Sarebbe forse un figlio delle tempeste?
Un sospiro appena udito?
Verrà, come un dolce zefiro,
mollennente ad accarezzare la mia lira,
come accarezza un fiore?
O sotto le sue ali frementi,
spezzare le sue corde gementi
con il grido acuto del dolore?

Vieni da ponente o dall’aurora!
Dolce o terribile a piacer del destino,
il petto generoso che t’implora
affronta la sofferenza o la morte!
Ai cuori assetati d’armonia
che importa il prezzo del genio?
Se è la morte, bisogna morire!…
Si dice che la bocca di Orfeo,
soffocata tra i flutti dell’Ebro,
rendesse un immortale sospiro!

Ma sia che un mortale viva o muoia,
sempre ribelle ai nostri desideri,
lo spirito soffia solo a suo tempo,
e non riposa mai!
Prepariamogli labbra pure,
un occhio casto, una fronte senza macchia,
come, all’avvicinarsi del santo luogo,
i fanciulli, le vergini velate,
cospargono di rose sfogliate
la strada dove passerà un Dio!

Fuggendo le rive che l’avevano visto nascere,
di Ietro l’antico pastore
un giorno vide apparire davanti a lui
un misterioso straniero;
nell’ombra, le sue larghe pupille
lanciavano pallide scintille,
i suoi passi scuotevano il vallone;
l’ira gli gonfiava il petto,
e il soffio delle sue narici
risuonava come l’aquilone!

In un formidabile silenzio
si misurano un momento;
improvvisamente l’uno sull’altro si slanciano,
presi dallo stesso impeto:
le loro braccia minacciose si ripiegano,
le loro fronti lottano, le loro membra gridano,
i loro fianchi premono i loro fianchi premuti;
come una quercia che si sradica
il loro tronco si oscilla e s’inclina
sulle loro ginocchia intrecciate!

Entrambi scivolano nella lotta,
e Giacobbe infine atterrato
tentenna, cade, e nella sua caduta
trascina l’angelo rovesciato:
palpitante di paura e di rabbia,
improvvisamente il pastore si libera
dalle braccia del combattente dei cieli,
lo abbatte, lo preme, lo sovrasta,
e sul suo petto gonfio di vergogna
posa un ginocchio vittorioso!

Ma, sul lottatore che egli domina,
Giacobbe ancora malfermo,
sente a sua volta sul suo petto
il peso del celeste nemico!…
Infine, dalle ore scure
in cui la sera lotta con le ombre,
ora vinto, ora vincitore,
contro quel rivale che ignora
combatté fino all’aurora…
Ed era lo spirito del Signore!

Così nelle ombre del dubbio
l’uomo, ahimè! spesso smarrito,
si traccia da sé stesso la sua strada,
e vuole navigare contro il vento;
ma in questa lotta insensata,
presto la nostra ala atterrata
dal soffio che la combatte,
sulla terra cade senza fiato
come la vela sgonfiata
che cade e dorme lungo l’albero.

Aspettiamo il soffio supremo;
in un riposo silenzioso;
noi non siamo nulla da noi stessi
che uno strumento melodioso!
Quando il dito dall’alto si ritira,
restiamo muti come la lira
che raccoglie i suoi santi trasporti
finché la mano possente
tocca la corda fremente
dove dormono i divini accordi!

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-lo-spirito-di-dio-alphonse-de-lamartine/