Le mie prigioni

Poesi di Alfred De Musset Raccolta Poesie nuoveEpoca XIX secolo

Si dice: “” Triste come la porta
D’una prigione. “”
E credo, il diavolo mi porti!
Che si ha ragione.

Anzitutto, per quanto mi riguarda,
Il mio sentimento
È che val meglio montare la guardia,
Decisamente.

Sono, da una settimana,
In una cella,
E mi accorgo con dispiacere
Che fa molto caldo.

Vado a fare il broncio alla finestra,
Fumando ;
Il sole comincia a comparire
Dolcemente.

È una bella prospettiva,
Di buon mattino,
Quella di gente che fa il bucato
In lontananza.

Per distrarsi, se si sbadiglia,
Si scorge
Dapprima una lunga muraglia,
Poi un lungo tetto.

Coloro ai quali questo soggiorno tranquillo
È ignoto
Ignorano l’effetto d’una tegola
Su un muro nudo.

Non avrei mai creduto io stesso,
Senza averlo visto,
Ciò che questo spettacolo supremo
Ha d’imprevisto.

Tuttavia i raggi dell’autunno
Gettano ancora
Su questo tetto piatto e monotono
Una rete d’oro.

E queste celle non hanno nulla di triste,
Tutt’altro :
Pittore o poeta, ogni artista
Ci mette del suo.

Di disegni, di caricature
Sono coperti.
Qua e là alcune scritte
Sembrano versi.

Ognuno trae una fantasticheria
Dal suo cappello :
Questi, la Vergine Maria,
L’altro, un sonetto.

Là, c’è Maddalena dipinta,
A piedi nudi, che legge ;
Venere ride sotto la coperta,
Ai piedi del letto.

Più lontano, c’è la Fede, la Speranza,
La Carità,
Grandi schizzi fatti a tutta oltranza,
Non senza bellezza.

Un’Andalusa abbastanza gagliarda,
Dal collo grazioso,
È in un angolo che vi guarda
Con aria burbera.

Colui che fece, presumo,
Questo medaglione,
Aveva un bel po’ di penna
Nel suo carboncino.

Cristo guarda Luigi Filippo
Con aria sorpresa ;
Un omone fuma la pipa
Sul rivestimento.

Poi viene un paesaggio
Molto complicato
Dove si vede che un signore molto saggio
Si è applicato.

Dirò quali odalische
Fanno i pittori,
A loro grandissimi pericoli e rischi,
Fino al soffitto ?

Tutte queste lettere cancellate
Parlano però ;
Sono vissute, questi pensieri,
Fosse pure un istante.

Quanta gente, prigioniera per un’ora,
Triste o no,
Ha a questa povera dimora
Lasciato il suo nome !

Su questo vecchio letto dove rimo
Questi versi perduti,
Su questo guanciale dove sbadiglio
A braccia tese,

Quanti altri hanno messo la testa,
Quanti hanno messo
Un povero corpo, un cuore onesto
E senza amici !

Che cos’è dunque ? fantasticando a vuoto
Contro una sbarra,
Sento qualcosa di umido
Sul viso.

Che vuol dunque dire questa lacrima
Che cade così,
E cola dai miei occhi, senza incanto
E senza pensiero ?

È forse che amo la mia amante ?
No, in fede mia !
La sua vedovanza non la interessa
Più di me.

È forse che sto per fare un dramma ?
Per tutti gli dèi !
Canzone per canzone, una donna
Vale ancora di più.

Sentirei forse qualche ingenua
Velleità
Di amare questa bella sconosciuta,
La Libertà ?

Si dice, quando questo grande fantasma
È sprangato,
Che ha l’aria triste come un volume
Scompagnato.

È forse che avrei qualche debito ?
Ma, grazie a Dio !
Sono in luogo sicuro : non si arresta
Nessuno qui.

Tuttavia questa lacrima cola,
E la vedo
Che brilla tremando e che rotola
Tra le mie dita.

Ha ragione, vuol dire :
Povero piccolo,
A tua insaputa il tuo cuore respira
E ti avverte

Che il poco sangue che lo anima
È il tuo solo bene,
Che tutto il resto è per la rima
E non dice nulla.

Ma nessun essere è solitario,
Anche pensando,
E Dio non ha fatto per piacerti
Quel poco di sangue.

Quando schernisci la tua miseria
Con aria beffarda,
I tuoi amici, tua sorella e tua madre
Sono nel tuo cuore.

Questa pallida e debole scintilla
Che vive in te,
Essa cammina, essa è immortale,
E segue la sua legge.

Per trasmetterla, bisogna se stessi
Riceverla,
E si pensa a tutto ciò che si ama
Senza saperlo.

Alfred De Musset

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-le-mie-prigioni-alfred-de-musset/