IL POETA
Mi ricordo stasera di quel dramma indiano
Il Carro del Bambino un ladro vi compare
Che pensa prima di fare un buco nel muro
Quale forma convenga dare all’incisione
Affinché la bellezza non perda i suoi diritti
Anche nel momento di un delitto
E noi avremmo credo
Nell’istante di perire noi poeti noi uomini
Una preoccupazione dello stesso ordine alla guerra in cui siamo
Ma qui come altrove lo so la bellezza
Non è la maggior parte del tempo che la semplicità
E quanti ne ho visti che morti nella trincea
Erano rimasti in piedi e la testa chinata
Appoggiandosi semplicemente contro il parapetto
Ne vidi quattro una volta che uno stesso obice colpiva
Restarono a lungo così morti e molto crânes
Con l’aspetto chinato di quattro torri pisane
Da dieci giorni in fondo a un corridoio troppo stretto
Nei franamenti e nel fango e nel freddo
Tra la carne che soffre e nella putredine
Ansiosi noi custodiamo la strada di Tahure
Ho più che i tre cuori dei polpi per soffrire
I vostri cuori sono tutti in me sento ogni ferita
O miei soldati sofferenti o feriti a morte
Questa notte è così bella dove la pallottola tuba
Tutto un fiume di obici sulle nostre teste si riversa
A volte un razzo illumina la notte
È un fiore che si apre e poi svanisce
La terra si lamenta e come una marea
Sale il flutto cantante nel mio riparo di gesso
Soggiorno dell’insonnia incerta casa
Dell’Allarme la Morte e il Prurito
LA TRINCEA
O giovani io mi offro a voi come una sposa
Il mio amore è potente amo fino alla morte
Acquattata in fondo al suolo vi spio gelosa
E il mio corpo non è in tutto che un lungo bacio che morde
LE PALLOTTOLE
Dai nostri alveari d’acciaio usciamo a volo spiegato
Api il bottino che sanguinoso miela
I dolci raggi di un giorno che sempre rinnova
Proviene da quel giardino squisito l’umanità
Dai fiori d’intelligenza dal profumo di bellezza
IL POETA
Cristo non è dunque venuto che invano tra gli uomini
Se dei fiumi di sangue limitano i regni
E anche dell’Amore si sa la crudeltà
Perciò bisogna almeno pensare alla Bellezza
Sola cosa quaggiù che mai non è cattiva
Essa porta cento nomi nella lingua francese
Grazia Virtù Coraggio Onore e non è là
Che la stessa Bellezza
LA FRANCIA
Poeta onorala
Preoccupazione della Bellezza non preoccupazione della Gloria
Ma la Perfezione non è forse la Vittoria
IL POETA
O poeti dei tempi a venire o cantori
Io canto la bellezza di tutti i nostri dolori
Ne ho colto dei tratti ma voi saprete ben meglio
Dare un senso sublime ai gesti gloriosi
E fissare la grandezza di quei decessi pii
L’uno che distende il corpo gettando granate
L’altro ardente a sparare nutre le fucilate
L’altro le braccia ciondolanti porta secchi di vino
E il prete-soldato dice il segreto divino
Io interpreto per tutti la dolcezza delle tre note
Che lancia un rigogolo cannone quando tu singhiozzi
Chi dunque saprà mai che di volte ho pianto
La mia generazione sulla tua morte sacra
Prendi i miei versi o mia Francia Avvenire Moltitudine
Cantate ciò che io canto un canto puro il preludio
Dei canti sacri che la bellezza del nostro tempo
Saprà ispirarvi più puri più eclatanti
Di quelli che io mi sforzo di modulare stasera
In onore dell’Onore la bellezza del Dovere
17 dicembre 1915
Guillaume Apollinaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-testa-stellata-canto-dellonore-guillaume-apollinaire/
