I sette vecchi

Poesi di Charles Baudelaire Raccolta I fiori del maleTemi TempoEpoca XIX secolo

A Victor Hugo

Città formicolante, città piena di sogni,
Dove lo spettro in pieno giorno adesca il passante!
I misteri dappertutto scorrono come linfe
Nei canali stretti del colosso possente.

Un mattino, mentre nella triste strada
Le case, che la nebbia allungava in altezza,
Simulavano le due rive di un fiume ingrossato,
E mentre, scenografia simile all’anima dell’attore,

Una nebbia sporca e gialla inondava tutto lo spazio,
Io seguivo, irrigidendo i nervi come un eroe
E discutendo con la mia anima già stanca,
Il sobborgo scosso dai pesanti carri.

D’un tratto, un vecchio i cui stracci gialli
Imitavano il colore di quel cielo piovoso,
E il cui aspetto avrebbe fatto piovere elemosine,
Senza la malvagità che brillava nei suoi occhi,

Mi apparve. Si sarebbe detto la sua pupilla intrisa
Nel fiele; il suo sguardo aguzzava la brina,
E la sua barba a lunghi peli, rigida come una spada,
Si protendeva, simile a quella di Giuda.

Non era curvo, ma spezzato, la sua schiena
Facendo con la gamba un perfetto angolo retto,
Tanto che il suo bastone, completando il suo aspetto,
Gli dava l’andatura e il passo maldestro

D’un quadrupede infermo o d’un ebreo a tre zampe.
Nella neve e nel fango s’impigliava,
Come se schiacciasse dei morti sotto le sue ciabatte,
Ostile all’universo piuttosto che indifferente.

Il suo simile lo seguiva: barba, occhio, dorso, bastone, stracci,
Nessun tratto distingueva, dal medesimo inferno venuto,
Questo gemello centenario, e questi spettri barocchi
Camminavano dello stesso passo verso una meta sconosciuta.

A quale infame complotto ero dunque esposto,
O quale maligno caso così mi umiliava?
Poiché contai sette volte, di minuto in minuto,
Questo sinistro vecchio che si moltiplicava!

Colui che ride della mia inquietudine,
E che non è colto da un fremito fraterno,
Pensi bene che malgrado tanta decrepitezza
Questi sette mostri hideux avevano l’aria eterna!

Avrei potuto, senza morire, contemplare l’ottavo,
Sosia inesorabile, ironico e fatale,
Ripugnante Fenice, figlio e padre di se stesso?
– Ma voltai le spalle al corteo infernale.

Esasperato come un ubriaco che vede doppio,
Rientrai, chiusi la mia porta, atterrito,
Malato e intirizzito, lo spirito febbrile e torbido,
Ferito dal mistero e dall’assurdità!

Invano la mia ragione voleva prendere il timone;
La tempesta giocando sconvolgeva i suoi sforzi,
E la mia anima danzava, danzava, vecchia chiatta
Senza alberi, su un mare mostruoso e senza confini!

Charles Baudelaire

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-i-sette-vecchi-charles-baudelaire/