Ho creduto per sempre intorpidita la nostra gioia
Come un sole appassito prima che venisse la notte,
Il giorno in cui con le sue braccia di piombo, la malattia
Mi ha pesantemente trascinato verso la sua poltrona di noia.
I fiori e il giardino mi erano timore o fallacia;
I miei occhi soffrivano a vedere fiammeggiare i mezzogiorni bianchi,
E le mie due mani, le mie mani, sembravano già troppo stanche
Per trattenere prigioniera la nostra felicità tremante.
I miei desideri non erano più che piante cattive,
Si mordevano tra loro come al vento i cardi,
Mi sentivo il cuore a un tempo ghiaccio e brace
E tutto d’un tratto arido e ribelle ai perdoni.
Ma tu mi dicesti la parola che bellamente consola
Senza cercarla altrove che nell’immenso amore;
E io vivevo con il fuoco della tua parola
E mi ci scaldavo, la notte, fino al levar del giorno.
L’uomo diminuito che mi sentivo essere,
Per me stesso e per tutti, non esisteva per te;
Tu mi coglievi dei fiori sul bordo della finestra,
E io credevo nella salute, con la tua fede.
E tu mi riportavi, nelle pieghe della tua veste,
L’aria vivace, il vento dei campi e delle foreste,
E i profumi della sera o gli odori dell’alba,
E il sole, nei tuoi baci profondi e freschi.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-ho-creduto-per-sempre-intorpidita-la-nostra-gioia-emile-verhaeren/
