Commedia in tre baci

Poesi di Arthur Rimbaud Raccolta PoesieTemi AmoreEpoca XIX secoloAnalisi di Arthur ↓

Ella era assai discinta,
E grandi alberi indiscreti
Ai vetri chinavano il fogliame
Maliziosi, vicini, vicini.

Seduta sulla mia grande sedia,
Mezzo nuda, ella congiungeva le mani.
Sul pavimento fremevano di gioia
I suoi piedini così fini, così fini.

– Guardai, color di cera
Un piccolo raggio furtivo
Farfallare, come un sorriso
Sul suo bel seno, mosca sul rosaio.

– Baciai le sue fini caviglie.
Ella ebbe un lungo riso assai malizioso
Che si snocciolava in chiari trilli,
Un ridacchiare di cristallo…

I piedini sotto la camicia
Si salvarono: «Vuoi finirla!»
– La prima audacia permessa,
Il riso fingeva di punire!

– Poverini palpitanti sotto il mio labbro,
Baciai dolcemente i suoi occhi:
– Ella gettò la sua testa vezzosa
All’indietro: «Oh è ancor meglio!…»

«Signore, ho due parole da dirti…»
– Le gettai il resto sul seno
In un bacio, che la fece ridere
D’un buon riso che voleva bene…

– Ella era assai discinta
E grandi alberi indiscreti
Ai vetri chinavano il fogliame
Maliziosi, vicini, vicini.

Arthur Rimbaud

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-commedia-in-tre-baci-arthur-rimbaud/

Arthur

Interpretazione

L'analisi di Arthur

Poesia giovanile di Rimbaud, «Commedia in tre baci» si presenta come una scenetta galante in otto quartine di ottosillabi a rime incrociate, di cui l'ultima riprende esattamente la prima: il ritornello chiude il cerchio di un gioco di seduzione. Fin dall'inizio la scenografia è piantata: una donna «assai discinta», alberi «indiscreti» che chinano il fogliame alle vetrate, vicini, vicini. La natura stessa diventa complice e voyeur, instaurando un'intimità insieme tenera e maliziosa.

La seconda strofa fissa la scena: seduta su una «grande sedia», seminuda, ella congiunge le mani, e i suoi piedini fremono «di gioia». Il poeta osserva poi un raggio «furtivo» farfallare sul suo seno, paragonato a una mosca sul rosaio. La luce accarezza ciò che lo sguardo osa appena, e il bacio alle caviglie scatena un riso «assai malizioso» che si snocciola in trilli cristallini. Questo riso non è una beffa, ma un invito appena velato.

I piedini si salvano sotto la camicia, e la protesta «Vuoi finirla!» suona come un falso rimprovero: «Il riso fingeva di punire!» La commedia prosegue con un bacio sugli occhi, che strappa un «Oh è ancor meglio!…»; la testa si rovescia, vezzosa, offerta. Il gioco amoroso procede per tappe, ogni audacia permessa è subito coperta dal riso.

La settima strofa cambia tono: «Signore, ho due parole da dirti…» L'apostrofe brusca rompe la carezza, ma il poeta risponde gettando «il resto sul seno» in un bacio che la fa ridere «d'un buon riso che voleva bene». Il rifiuto simulato si dissolve nell'abbandono, e la poesia si chiude sulla ripetizione della scenografia iniziale: la donna discinta, gli alberi indiscreti. Questa ripresa circolare sottolinea che la scena non è che un eterno ricominciamento, una commedia senza fine.

Così, sotto l'apparente leggerezza di un badinage, Rimbaud fa del bacio un'arte dell'inganno: il riso vi tiene luogo di pudore e di consenso, e la natura complice dà all'insieme una tonalità insieme sensuale e ironica.

Analisi redatta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, secondo il metodo di analisi definito da Arthur.

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