È una strana emozione

Poesi di Victor Hugo Temi InfanziaEpoca XIX secolo

È una strana emozione per la mia anima
Vedere il bambino, ancora tra le braccia della donna,
Fiore che ignora l’inverno, angelo che ignora Satana,
Scuotendo un sonaglio davanti a Leviathan,
Avvicinarsi dolcemente alla natura terribile.
I bei serafini azzurri che passano nella bibbia,
Fuggiti da non si sa quale cielo misterioso,
Non hanno una più pura aurora negli occhi
E non hanno sulla fronte una più santa fiamma
Del bambino innocente che ride al mostro infame.
Cielo nero! Quale vasto grido che il ruggito!
Quando la bestia, anima cieca e viso schiumante,
Lancia lontano, non importa dove, nella distesa ostile
La sua voce lugubre, come un oscuro proiettile,
È tutto l’orribile abisso delle forze senza luce
Che urla; è l’oscena e selvaggia Astarte,
È la natura abietta e maledetta che tuona;
È Nemea, e Stinfalo, e l’Africa profonda
È il feroce Atlante, è l’Athos più infestato
Dai fulmini che un lago dalle mosche d’estate;
È Lerna, Pelio, Ossa, è Erimanto,
È Calidone funesta e nera, che si lamenta.

Il bambino guarda l’ombra dove sono i leoni rossi.
La bestia digrigna; a chi si rivolge questo furore?
Il bambino cinguetta; si sa chi chiamano i bambini?
Le due voci, la tragica e la dolce si mescolano
Il bambino è la speranza e la bestia è la fame;
E entrambi sono l’attesa; egli gorgheggia senza fine
E canta, e l’animale schiuma senza tregua;
Hanno ciascuno in sé un mistero che cerca
Di dire ciò che sa e di avere ciò che vuole
La loro lingua è presa e cerca di sciogliere il nodo.
Si parlano? Ciascuno fa il suo tentativo, l’uno triste
L’altro incantevole; il bambino gioiosamente esiste;
Sebbene davanti a lui l’Essere spaventoso sia in piedi
Ha sua madre, ha la sua nutrice, ha tutto;
Egli ride.

Da quale notte escono questi due abbozzi?
L’una esce dall’azzurro; l’altra da quelle dissolutezze,
Da quegli accoppiamenti del nano e del gigante,
Da quel bacio orribile dell’abisso al nulla
Che si chiama caos.

Sì, quella caverna immonda,
Di cui lo spiraglio livido appare sotto il mondo,
Il caos, quei cozzi neri, quelle danze di uragani,
Gli elementi guasti e divenuti briganti
E mutati in flagelli nella cloaca immensa,
Il calore universale che sposa la demenza,
La fecondazione del Tutto che produce Nulla,
Quell’inghiottimento del vero, del bello, del bene,
Che Orfeo chiama Ade, che Omero chiama Erebo,
E che rende fisso l’occhio fatale delle sfingi di Tebe,
È questo, è la folle e cattiva azione
Che facendo il caos fece la creazione,
È l’attacco dell’ombra al sole venerabile,
È la convulsione dell’abisso miserabile
Che tenta di opporre l’informe all’ideale,
È Tisifone che offre il suo ventre a Belial,
È quell’insieme oscuro di forze fuggite
Dove i lampi infuriano e traggono le spade,
Dove perirono Giano, l’età dell’oro e Rea,
Che, se crediamo ai maghi, generò
L’animale; e la bestia orribile fu ruggita
E vomitata in mezzo alle notti da quell’orgia.

Da lì ci viene il mostro inquietante.

Il bambino, invece, puro sognatore rassicurante e contento,
È l’altro enigma; egli esce dall’oscurità azzurra.
Tutti i piccoli uccelli, cinciallegra, cutrettola,
Capinera, passero, chiacchieroni dalle fresche voci,
Sono suoi fratelli, mentre quei monelli dei boschi
Sentono crescere l’ala, egli sente crescere l’anima
Dagli azzurri profumati di mirra e di cinnamomo,
Dagli intrecci di fiori e di raggi,
Quegli abbagliamenti sacri che noi vediamo
Nei nostri profondi sonni quando siamo giusti,
Un ammasso oscuro di rami augusti
Di cui gli angeli dal volo divino sono gli uccelli,
Un bagliore simile al chiaro riflesso delle acque
Quando, la sera, nello stagno gli alberi si rovesciano,
Gigli viventi, un cielo che ride, canti che cullano,
Ecco ciò che il bambino, roseo, ha dietro di sé.
Egli si sveglia quaggiù, vagamente abbagliato;
Egli ha appena visto l’Eden e Dio; nulla lo spaventa,
Egli non crede al male; né il lupo, né l’aquila di mare,
Né la tigre, demone macchiato, né quel bugiardo,
La volpe, non lo fanno tremare; egli non ha paura,
Egli canta; e cosa c’è di più toccante per il pensiero
Di questa fiducia nel paradiso, spinta
Fino a venire vicino a sorridere al cupo inferno!
Che angelo è il bambino! Tutto, il male, mare oscuro,
Le idre che nei loro flutti rotolano i vili averni,
Gli artigli, queste foreste, le gole, queste caverne,
Le grida, gli ululati, i rantoli, i latrati,
Le rauche visioni, il fulvo orrore dei boschi,
Tutto, Satana, e la sua tetra e feroce potenza,
Si svanisce nel fondo dell’azzurro dell’innocenza!
È bello. Vedere Calibano e restare Ariel!
Avere nella propria umile anima un cielo così meraviglioso
Che l’apparizione indignata e selvaggia
Degli esseri della notte non vi faccia alcun danno,
E sentirsi così pieno di luce e così dolce
Che il loro soffio non spenga alcuna stella in voi!

E io sogno. E credo di sentire un dialogo
Tra la tragedia spaventosa e l’egloga;
Da un lato lo spavento, e dall’altro l’amore;
Né nell’una né nell’altro fa ancora giorno;
Il bambino sembra voler spiegare qualcosa;
La bestia ringhia, e, mostro chinato sulla rosa,
Ascolta… — E chi potrebbe comprendere, o firmamento,
Ciò che il balbettio dice al ruggito?

Qualunque sia il segreto, tutto si erge e medita,
Il fiore benedetto come la spina maledetta;
Tutto diventa attento; tutto trasale; un brivido
Agita l’aria, l’onda, il ramo, il cespuglio,
E nei chiaroscuri e nei crepuscoli,
In quell’ombra dove un tempo combattevano gli Ercoli,
Dove i Bellerofonti volavano, dove planava
L’immenso Amos gridando: Un nuovo mondo nasce!
Si sente non si sa quale emozione sacra,
Ed è, per la natura dove l’eterno Dio crea,
È per tutto il mistero un intenerimento
Come se si vedesse l’alba dal raggio calmante
Delinearsi sopra informi promontori,
Quando l’anima bianca viene a parlare alle anime nere.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-cest-une-emotion-etrange-victor-hugo/