I
Grandina, piove. Neve e bruma;
ad ogni passo un pantano.
Il torrente vuole, grida, spuma,
e la roccia non vuole.
Il sabba alle nostre orecchie
getta i suoi vaghi evviva.
Un fascio su una vecchia
passa agitando le braccia.
Passanti orribili, chiarori bianchi;
sembra, in questi neri cammini,
che gli uomini abbiano rami,
che gli alberi abbiano mani.
II
Si ode passare una carrozza,
la pesante carrozza della morte.
Viene, rotola, s’avvicina.
L’acqua urla e la bora morde.
Il duro cocchiere, nella pianura
dagli aspetti neri e cangianti,
conduce la sua vettura piena
di ogni sorta di gente.
Novembre soffia, la terra
freme, la raffica si scatena;
le frecce del sagittario
fischiano nel cielo profondo.
III
– Cocchiere, donde vieni? dice l’albero.
– Dove vai? dice l’acqua che fugge.
Il cocchiere è fatto di marmo
e la carrozza è fatta di notte.
Porta via bellezza, gloria,
gioia, amore, piaceri rumorosi;
la vettura è tutta nera,
i cavalli sono spaventosi.
L’albero fremendo s’inchina.
L’acqua sente i giunchi drizzarsi.
Il cespuglio sulla collina
si arrampica per vederlo passare.
IV
Il filo d’erba sulla roccia,
la nube nel cielo,
guarda camminare questa carrozza,
e crede veder rotolare Babele.
Sulla sua fosca sagoma,
battendo l’ala a gran gridi,
volano la tempesta, la civetta,
e l’ombra, pipistrello.
Vento gelido, tu ci scuoti!
Il carro rotola, e l’occhio tremante,
attraverso le sue grandi ruote,
vede un crepuscolo bianco.
V
La notte, sinistro prodigio,
spande il suo sacro spavento;
tutta la foresta si sveglia
come un dormiente atterrito.
Dopo gli uccelli, le anime!
Volate sotto i cieli lividi.
Lo stagno, specchio, ride alle donne
che escono dai ninfei.
L’aria singhiozza, e il vento rantola,
e, sotto l’oscuro firmamento,
la notte cupa e la morte pallida
si guardano fissamente.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-camminando-di-notte-in-un-bosco-victor-hugo/
