(Frammento)
Né quel monaco sognatore, né quel vecchio ciarlatano,
hanno indovinato perché Mariette sta morendo.
È colpita al cuore, la bella indifferente;
ecco il suo male, — ella ama. — È crudele però
vedere tra le mani di un bacchettone e di un asino,
morire questa superba e giovane cortigiana.
Ma ognuno ha il suo giorno, e il suo è venuto;
quanto a me, non credo affatto a questo male sconosciuto.
Guardate, — la vedete, sola, ai piedi di quegli alberi,
cercare l’ombra profonda e la frescura dei marmi,
e immergere nel bagno le sue membra in sudore?
Scommetterei le mie ossa che è colpita al cuore.
Osservate: — è qui, sotto questi lunghi viali,
che ieri ancora, tra le sue braccia, lontano dai raggi del giorno,
sono impalliditi i figli delle più nobili famiglie.
Là si esercitava nell’ombra un amore temibile;
là, questa Messalina apriva le sue braccia rapaci
per trasformare in vecchi i suoi fragili favoriti,
e, spargendo la morte sotto baci vivaci,
beveva con furore i suoi elementi prediletti,
l’oro e il sangue. —
Ahimè! è fatta, Mariette,
ora eccoti solitaria e muta.
Ti specchi nell’acqua; su quel corpo tanto vantato
i tuoi occhi cercano invano la tua fatale bellezza.
Va’ a correre ora sulle pubbliche piazze.
Tira per i mantelli i tuoi magnifici amanti.
Quelli che, l’inverno scorso, ti hanno costruito il palazzo,
ti manderanno a chiedere il tuo nome dai loro servi.
Il medico si allontana alzando le spalle;
sospira, si dice che l’arte è impotente.
Quanto al monaco stupido, non conosce che due parti,
una per il criminale, l’altra per l’innocente;
e, vedendo una donna spegnersi in silenzio,
non sapendo se dovesse condannare o compatire,
con bocca tremante le ha dette entrambe.
Maria! Maria! superba creatura,
sarai quel cacciatore imprudente che gli dèi
ai cani che nutriva gettarono in pasto.
Sotto il tranquillo riparo dei limoni in fiore,
l’infelice addormenta il veleno che la mina;
e, come Maddalena, si vedono sul suo petto
stillare i capelli insieme con le lacrime.
Era forse un conoscitore in materia di donne,
quello scrittore che dice che, quando ella sorride,
ti inganna; ha pianto tutta la notte?
Ah! se è vero che un occhio pieno di gioia e di fiamma,
una bocca ridente, e leggeri discorsi,
nascondono lacrime amare e notti di singhiozzi;
se è vero che l’attore ha l’anima lacerata
quando la maschera è truccata di colori gioiosi,
che cos’è dunque quando la guancia è ardente e plumbea,
quando la maschera stessa è inondata di lacrime?
Non so se mai l’eterna giustizia
abbia fatto del piacere degli dèi un piacere permesso;
ma, se mi fosse dato di dire a quale supplizio
vorrei condannare il mio più fiero nemico,
è te, pallida cura di un amore disdegnato,
disperazione miserabile che muori ignorata,
sì, è te, sarebbe la tua lama avvelenata
che vorrei spezzare in un cuore aborrito!
Sapete che cos’è questo male solitario?
Ciò che bisogna soffrirne solo per tacerne?
Perché tutto un mare di angosce e di mali
rimanga in fondo al cranio, tra due fragili ossa?…
E come vorrebbe, l’insensato, che lo si compatisca?
Sii disprezzato da uno solo, è a gara chi ti dimenticherà.
Del resto, l’inesorabile orgoglio non è forse là?
L’orgoglio, che teme gli occhi, e, sul suo fianco che sanguina,
trattiene, come Cesare, fin sotto il coltello,
con le sue deboli mani le pieghe del suo mantello.
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Sui flutti intorpiditi di questi mari indolenti,
il noncurante Ottava, insolentemente adornato,
chiude e solleva, al suono delle valse turbolente,
gli occhi, i suoi begli occhi azzurri, che non hanno mai pianto.
È un gracile fanciullo; — comincia a comparire,
nessuno finora lo aveva scorto.
Si racconta che un giorno, ai piedi della sua finestra,
la bella Mariette in gondola l’ha visto.
Una vecchia questa sera lo ferma al suo passaggio:
« Ahimè! ha detto con voce tremante,
ella vorrebbe vedervi un’ultima volta. »
Ma Ottava, a queste parole, scoprendo il viso,
ha lasciato vedere una fronte dove la gioia brillava:
« Mariette muore! si è sicuri che muoia?
Dice. — Il medico le dà ancora un’ora.
— Allora, replica, portale questo biglietto. »
Scrisse queste parole con la punta del suo stiletto:
« Sono una donna, Maria; tu mi avevi offesa.
Posso perdonarti, poiché muori per me.
Mi hai vendicata! addio. — Sono la fidanzata
di Petruccio Balbi che si è annegato per te. »
Alfred De Musset
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-ottava-alfred-de-musset/
