La Primavera, l’Estate e l’Inverno

Poesi di François-René De Chateaubriand Raccolta Quadri della naturaTemi Natura, StagioniEpoca XVIII secolo

Valle a nord, ondulata prateria,
Deserti incantevoli, il mio cuore, formato per voi,
Sempre vi cerca nella sua malinconia.
Al tuo aspetto, amata solitudine,
Non so che di profondo e di dolce
Viene a impadronirsi della mia anima intenerita.
Se si sapesse la calma che un ruscello
In tutti i miei sensi porta con il suo mormorio,
Questa calma felice che ho, sul verde,
Gustato cento volte solo ai piedi di un colle,
I freddi amanti del freddo soggiorno delle città
Cercherebbero queste voluttà facili.
Se la primavera i campi viene a smaltare,
In un angolo fresco di questa valle tranquilla,
Leggo seduto sotto il ramoso noce,
Dal rude tronco, dal fogliame flessibile.
Dell’usignolo il soave sospiro
Incanta allora il mio orecchio prigioniero,
E in un sogno al di sopra del piacere
Lascia fluttuare la mia anima fuggitiva.
In fondo a un bosco quando l’estate va durando,
C’è forse un’onda amabile e sinuosa
Che, nel suo corso, lenta e voluttuosa,
A ogni fiore si ferma sospirando?
Cento volte al bordo di quest’onda infedele
Andrò a dormire sotto il nocciolo odoroso,
E a gareggiare in pigrizia con essa.
Sotto il salice nutrito della tua freschezza amica,
Fiume testimone dei miei sospiri,
In questi prati smaltati, al dolce suono degli zefiri,
Il tuo passaggio offre qui l’immagine della vita.
In valli deserte, all’uscire da quei fiori,
Tu conduci le tue onde erranti:
Così le nostre ore incostanti
Passano dai piaceri ai dolori.
Ma se voluttuosi, almeno nel nostro corso,
Della primavera noi andremo a godere,
I nostri giorni più dolcemente si allontanano dalla loro fonte,
Portando con sé un tenero ricordo:
Così tu vai meno triste al roccione solitario,
Verso quei boschi dove tu fai sempre,
Se da questi prati il tuo felice corso
Trascina qualche fiore leggero.
Del mio spirito così l’incantesimo
Nasce e cresce per tutto un fogliame.
L’aquilone viene, e si vede tristemente
L’albero isolato sul colle selvaggio
Ondeggiare in mezzo alla tempesta.
Bianchi uccelli in gruppi divisi
Lasciano le rive dell’Oceano antico:
Tutti in silenzio in fila ordinati
Fendono l’azzurro di un cielo malinconico.
Erro nei boschi dove pendono le brume:
Interrotto dal rumore della foglia
Che lentamente trascino sotto i miei passi,
Nei suoi pensieri il mio spirito si raccoglie.
Chi lo crederebbe? piaceri consolanti,
Io vi ritrovo in questo grande lutto dei cieli:
L’abito di vedova abbellisce la natura.
C’è un fascino nei boschi senza ornamento:
Questi prati ridenti circondati da ontani verdi,
Dove l’onda molle snerva il pensiero,
Dove sui fiori l’anima sogna cullata
Ai dolci accordi del fogliame e delle arie,
Questi prati ridenti che l’aquilone miete,
Piacciono ai cuori. Verso la terra curvi
Noi imitiamo, o appassiti o caduti,
L’erba in inverno e la foglia in autunno.

Chateaubriand

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-la-primavera-lestate-e-linverno-francois-rene-de-chateaubriand/