A Alfred Tattet

Poesi di Félix Arvers Epoca XIX secolo

Alfred, ho visto giorni in cui vivevamo da fratelli,
Servendo gli stessi dèi agli altari letterari:
Il cielo aveva formato un’anima sola per due corpi;
Bei giorni di effusione, d’amore e d’armonia,
In cui la mia voce alla tua incessantemente unita
Si perdeva in cielo in divini accordi.

Chi di noi è cambiato? Perché nella carriera
L’uno corre avanti, lasciando l’altro indietro?
Quale dei due soldati ha disertato le file?
Perché questi due vascelli che navigavano insieme,
Disperando ormai di un porto che li riunisca,
Vanno a cercare così lontano rive così diverse?

Io non ho votato il mio maestro alle gemonie,
Non ho abbeverato di fiele e di ingiurie
L’idolo a cui le mie ginocchia si stancavano a piegarsi:
Non ho ripudiato la traccia del passato,
Vi sono rimasto fedele, e non ho, come Orazio,
In mezzo al combattimento gettato il mio scudo.

No, sei tu che cambiasti. Un nome che si rivela
Ti abbagliò dei raggi della sua gloria nuova.
Vedi nel germoglio il frutto che deve maturare:
Mecenate del Virgilio e san Giovanni del Messia,
Tu spargi in ogni luogo la santa Profezia,
Tu semini la parola e la fai fiorire.

Io non sono di quelli che vanno nelle orge
A ispirarsi ai bagliori lividi delle candele,
Che nell’aria oscurata dai vapori del vino,
Tentano di rianimare la loro musa estenuata,
Come un vecchio appassito che una prostituta
Sotto i suoi baci impuri vuole invano riscaldare.

Così io intendo l’opera di poesia:
Ciascuno di noi si è fatto l’arte a sua fantasia,
Ciascuno di noi l’ha vista da un lato differente.
Prisma dai mille colori, ogni occhio ne coglie una
Secondo il punto diverso in cui l’ha messo la fortuna:
Dio solo può tutto vedere nella sua immensità.Conserva la credenza e rispetta la nostra,
Apostolo devoto della gloria di un altro;
Fatti del nuovo Dio confessore e martire,
Non credere che il mio cuore ceda come un’argilla
Né che la tua voce, predicando il nuovo Vangelo,
Per quanto calda sia, possa convertirmi.

Addio. Conserva la tua fede, conserva la tua opulenza.
Lascia che io raccolga il mio cuore nel silenzio,
Lascia che io consumi i miei giorni come un recluso;
Perdona tuttavia a questa fantasticheria,
È il canto di un proscritto che lascia la patria,
È la voce di un amico che non udrai più.

Arvers Félix

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poema-a-alfred-tattet-arvers-felix-2/