L’amabile e tenero Filomena,
vedendo iniziare i bei giorni,
raccontava all’eco fedele
e le sue sventure e i suoi amori.
Il più bel pavone del vicinato,
signore e sultano di quel cantone,
alzando la testa e il tono,
venne a interrompere il suo gorgheggio:
è proprio il caso tuo, cantore noioso,
con un così triste piumaggio,
e quel lungo becco, e quei grossi occhi,
di voler incantare questo boschetto!
alla sola bellezza conviene
l’ardire di celebrare la tenerezza:
con qual diritto canti senza posa?
Io, che son bello, non dico nulla.
Perdono, rispose Filomena:
è vero, io non son bella;
e se canto in questo bosco,
non ho altro titolo che la mia voce.
Ma voi, la cui nobile arroganza
mi ordina di parlar più piano,
tacete per impotenza,
e avete solo le vostre grazie.
Esse devono certo abbagliare;
basta questo per farsi amare?
Andate, poiché amore non ci vede nulla,
è l’orecchio che bisogna incantare.
Florian
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-l-usignolo-e-il-pavone-jean-pierre-claris-de-florian/
