Un tempo il Topo di città
invitò il Topo dei campi,
in modo assai cortese,
a degli avanzi di beccafichi.
Su un tappeto di Turchia
la tavola fu apparecchiata.
Lascio pensare che vita
fecero quei due amici.
Il banchetto fu assai onesto,
nulla mancava al convito;
ma qualcuno turbò la festa
mentre erano in pieno gaudio.
Alla porta della sala
udirono un rumore:
il Topo di città scappa via;
il suo compagno lo segue.
Il rumore cessa, si rientra:
topi in campagna subito;
e il cittadino a dire:
Finiamo tutto il nostro arrosto.
– Basta così, dice il campagnolo;
domani verrete da me:
non è che io mi picchi
dei vostri banchetti da Re;
ma nulla viene a interrompermi:
mangio tutto con agio.
Addio dunque; via il piacere
che la paura può corrompere.
Jean de La Fontaine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-topo-di-citta-e-il-topo-di-campagna-jean-de-la-fontaine/
