Il riccio e i conigli

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

Vi sono certi spiriti di natura rissosa
che hanno sempre bisogno di guerra;
amano pungere, si compiacciono di dispiacere,
e a tal fine mostrano talenti meravigliosi.
Quanto a me, li fuggo senza posa,
anche se avessero tutti i doni e tutte le qualità:
io voglio in essi indulgenza o cortesia;
è l’ornamento delle virtù.
Un riccio, che una lite
aveva costretto a lasciare la patria,
in un grande tana di conigli
venne a portare la sua misantropia.
Raccontò loro i suoi lunghi affanni,
contro i suoi nemici sfogò bene il suo fiele,
e finì per pregare gli ospiti sotterranei
di volergli dare asilo.
Volentieri, gli disse il decano:
noi siamo brava gente, viviamo come fratelli,
e non conosciamo né il tuo né il mio;
tutto è comune qui: i nostri affari più grandi
sono di andare, fin dall’alba del giorno,
a brucare il serpillo, a giocare sull’erba tenera:
ognuno, nel frattempo, sentinella a sua volta,
vigila sul cacciatore che vorrebbe sorprenderci;
se lo scorge, batte, e noi eccoci rintanati.
Con le nostre femmine, i nostri piccoli,
nella gaiezza, nella concordia,
passiamo gli istanti che il cielo ci accorda.
Spesso sono pronti a finire;
le reti, i furetti, abbreviano la nostra vita,
ragione di più per goderne.
Almeno con l’amicizia, l’amore e il piacere,
per quanto è durata l’abbiamo abbellita:
tale è la nostra filosofia.
Se questo vi conviene, restate con noi,
e siate della colonia;
altrimenti, fate l’onore alla nostra compagnia
di accettare a cena, poi tornate a casa vostra.
A questo discorso pieno di saggezza,
il riccio replica che sarà troppo felice
di passare i suoi giorni con loro.
Allora ogni coniglio si affretta
a imitare l’onesto decano
e a fargli cortesia.
Fino a sera tutto andò bene.
Ma quando dopo cena la truppa riunita
si mise a discorrere degli affari del tempo,
il riccio con i suoi aculei
ferisce un giovane coniglio. Piano, vi prego,
gli disse il padre del piccolo.
Il riccio, voltandosi,
ne punge due, poi tre, e poi un quarto.
Si mormora, ci si adira, lo si circonda brontolando.
Signori, esclamò egli, il mio rincrescimento è estremo;
bisogna perdonarmelo, sono fatto così,
e non posso rifondermi.
Perbacco, disse il decano, in tal caso, amico mio,
puoi andare a farti tosare.

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-riccio-e-i-conigli-jean-pierre-claris-de-florian/