Il cieco e il paralitico

Favol di Jean-Pierre Claris de Florian Epoca XVIII secolo

Aiutiamoci a vicenda,
il peso delle sventure sarà più leggero;
il bene che si fa al proprio fratello
è un sollievo per il male che si soffre.
Confucio lo disse; seguiamo tutti la sua dottrina:
per persuaderne i popoli della Cina,
raccontava loro il seguente episodio.
In una città dell’Asia
vivevano due infelici,
l’uno paralitico, l’altro cieco, e poveri entrambi.
Chiedevano al cielo di por fine alla loro vita:
ma le loro grida erano vane,
non potevano morire. Il nostro paralitico,
sdraiato su un giaciglio nella pubblica piazza,
soffriva senza essere compianto; ne soffriva molto di più.
Il cieco, che tutto poteva nuocergli,
era senza guida, senza sostegno,
senza avere nemmeno un povero cane
che lo amasse e lo conducesse.
Un certo giorno avvenne
che il cieco a tastoni, a una svolta di strada,
si trovò vicino al malato;
udì le sue grida, l’animo ne fu commosso.
Non c’è nessuno come gli infelici
per lamentarsi gli uni con gli altri.
Ho i miei mali, gli disse, e voi avete i vostri:
uniamoli, fratello mio; saranno meno atroci.
Ahimè! disse il paralitico, voi ignorate, fratello mio,
che io non posso fare un solo passo;
voi stesso non ci vedete:
a che ci servirebbe unire la nostra miseria?
A che? Risponde il cieco, ascoltate: noi due insieme
possediamo il bene necessario a ciascuno;
io ho le gambe, e voi gli occhi.
Io vi porterò; voi sarete la mia guida:
i vostri occhi dirigeranno i miei passi incerti,
le mie gambe a loro volta andranno dove vorrete:
così, senza che mai la nostra amicizia decida
chi di noi due compia l’ufficio più utile,
io camminerò per voi, voi ci vedrete per me.

Florian

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/favola-il-cieco-e-il-paralitico-jean-pierre-claris-de-florian/