Ho più ricordi di un vecchio di mille anni.
Un grosso mobile a cassetti ingombro di bilanci,
di versi, di biglietti d’amore, di processi, di romanze,
con pesanti capelli arrotolati in ricevute,
nasconde meno segreti del mio triste cervello.
È una piramide, un immenso sepolcro,
che contiene più morti della fossa comune.
– Sono un cimitero aborrito dalla luna,
dove come rimorsi strisciano lunghi vermi
che si accaniscono sempre sui miei morti più cari.
Sono un vecchio boudoir pieno di rose appassite,
dove giace tutto un guazzabuglio di mode sorpassate,
dove i pastelli lamentosi e i pallidi Boucher,
soli, respirano l’odore di un flacone stappato.
Nulla eguaglia in lunghezza le giornate zoppicanti,
quando sotto i pesanti fiocchi degli anni nevosi
la noia, frutto della tetra incuriosità,
prende le proporzioni dell’immortalità.
– D’ora in poi non sei più, o materia vivente!
che un granito circondato da un vago spavento,
assopito nel fondo di un Saharah nebbioso;
una vecchia sfinge ignorata dal mondo incurante,
obliata sulla carta, e il cui umore selvatico
canta solo ai raggi del sole che tramonta.
Charles Baudelaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-spleen-ho-piu-ricordi-di-un-vecchio-di-mille-anni-charles-baudelaire/
