Come un sentinella immobile in posizione di attenti,
fra queste mura dove si crede di udire prolungarsi
il grave eco lontano di un chi va là d’allarme,
ai suoi fasti Québec sembra ancora pensare.
L’umile pace pastorale ha ripiegato la sua ala
sull’aspra terra dove giace il fosco campo dei morti:
del corno insanguinato, la pianura solenne
non ode più risuonare i tragici accordi.
Sul fianco della ridotta, alle poterne aperte,
ai merli della torre, alle brecce dei bastioni,
il muschio che aprile ha tinto di frange verdi,
sospende i suoi verdi palvesi e i suoi verdi stendardi.
Al porto non verranno più ad ancorarsi le caravelle.
Che importa? contro ogni speranza, si attende.
Si attende che ci facciano sapere notizie
dei borghi da cui vennero i puri Francesi d’un tempo.
Ossessionato dal ricordo che lo tiene in tristezza,
da oltre i mari, dal lontano, da laggiù,
l’antico alloggio che incanta un’immortale ospite,
giorno per giorno attende qualcuno che non viene.
Spesse volte, la notte, come nei giorni dei grandi assedi,
vibrano strani suoni di corni e di tamburi:
e, spesso, si è creduto vedere pomposi cortei
sfilare, radiosi, sotto l’ombra dei sobborghi.
Una guardia fantasma, una ronda macabra,
passa, marciando a passo sonoro e regolare,
e si ode tintinnare dei cliquetii di sciabola
sui gradini di legno della gotica scala.
O Québec, resta fiero, resta alto sulla rampa
che il passato indora. Per sollevarci il cuore,
per brandire fieramente i colori della tua asta,
che tu sia sempre in piedi, che tu sia sempre vincitore!
Finché i dolci rivali del divino Crémazie,
chinati sotto il volo di un lirismo ideale,
invocando in ginocchio la santa poesia,
canteranno a piena voce l’inno nazionale:
Finché il puro accento di una lingua immortale
vibrerà nell’antico parlare puro di casa nostra;
finché un raggio d’amore brillerà nella pupilla
della Canadese dai chiari begli occhi dolci!
A cielo aperto, sui tetti, sulle pubbliche piazze,
gli inverni succedendosi agli inverni, nevicheranno.
Gli scrigni in cui la Francia ha incastonato le sue reliquie
sotto la loro ruggine di gloria giammai periranno.
Oggi il cuore si apre, e tutto rivive. Sull’onda
danzano i raggi d’oro del chiaro sole pasquale.
La roccia si apre. Chi va là?… Bisogna che si risponda,
senza paura, ad alta voce: Frontenac e Laval.
Charles-Nérée Beauchemin
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-quebec-charles-neree-beauchemin/
