Pozzi dell’India!

Poesi di Victor Hugo Raccolta ArrayEpoca XIX secolo

XIII

Pozzi dell’India! tombe! monumenti stellati!
Voi, il cui interno non offre agli sguardi torbidi
Che un turbine di gradini e di rampe,
Fredde segrete, corridoi dove risplendono lampade,
Travi dove il ragno ha teso i suoi lunghi fili,
Blocchi che abbozzano ovunque sinistri profili,
Tetti di granito, forati come una fragile tela,
Per cui l’occhio vede brillare qualche profonda stella,
E caos di muri, di camere, di pianerottoli,
Dove crolla a caso un abisso di scale!
Cripte che riempite d’orrore religioso
La vostra volta senza fine, cupa e prodigiosa!
Caverne dove lo spirito non osa andare troppo innanzi!
Davanti alle vostre profondità sono impallidito spesso
Come su un abisso o su una fornace,
Spaventose Babel sognate da Piranesi!

Entrate se osate!
Sul lastricato dormiente
Le ombre degli archi si incrociano tristemente;
La lastra a tratti, piegandosi sotto le macerie,
Si dischiude per lasciar passare gradini oscuri
Che scavano, vite di pietra, un sotterraneo senza fondo;
Altri salgono lassù e sfondano il soffitto.
Dove vanno? Dio lo sa. Dal cavo di un arco vuoto
Un’acqua che cade manda un bagliore livido.
Una volta dalla fronte verde stilla in un pozzo,
Nell’ombra un pesante mucchio di rocce senza appoggio
Si arresta trattenuto da rovi rampicanti;
Una corda che pende da un ammasso di carpenteria
Si offre, misteriosa, alla mano del passante.

In una cripta, chino su un libro, e leggendo,
Un vecchio sovrumano, sotto la roccia che sovrasta,
Sembra vivere dimenticato dalla morte nella sua tomba.
Sfingi, buoi di bronzo, accovacciati sullo sperone,
Han fatto da capitelli a pilastri decrepiti;
L’aspide dall’occhio di brace, agitando le palpebre,
Passa la testa piatta tra le crepe delle pietre.
Tutto vacilla e cede sotto i tetti dischiusi.
Il muro trasuda, e si vede brulicare attraverso
Grandi fogliami rossicci, uscenti da tra i marmi,
Mostri che si prenderebbero per radici d’alberi.
Ovunque, sulle pareti del cupo monumento,
Qualcosa di atroce striscia confusamente;
E colui che percorre questo dedalo difforme,
Come se fosse preso da un polipo enorme,
Sulla fronte smarrita, sotto il piede incerto,
Sente vivere e muoversi l’edificio orrendo!

Nelle ore in cui lo spirito, il cui occhio ovunque si posa,
Cerca di vedere nella notte il fondo di ogni cosa,
In quei luoghi spaventosi il mio sguardo si perdette.
Spesso li ho contemplati, e ho detto:

— O sogni di granito! grotte visionarie!
Cripte! palazzi! tombe, piene di vaghi tuoni!
Voi siete meno nebbiose, meno nere, meno ignorate,
Voi siete meno profonde e meno disperate
Del destino, quell’antro abitato dalle nostre paure,
Dove l’anima ode, perduta, in orribili labirinti,
In fondo, attraverso l’ombra, con mille sordi rumori,
In un gorgo sconosciuto cadere il flusso dei giorni! —

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-pozzi-dellindia-victor-hugo/