Oh! perché viaggiare?

Poesi di Jules Barbey d'Aurevilly Raccolta PolveriEpoca XIX secolo

« Oh! perché viaggiare? » hai detto. È che l’anima
si prende di lunghi tedii e ovunque e sempre;
è che c’è un desiderio, ardente come una fiamma,
che, spenti i nostri amori, sopravvive ai nostri amori!
È che si sta male qui! ? Come le rondini,
un vago istinto di andare ci divora a morte;
è che ai nostri cuori, mio Dio! avete messo delle ali.
Ecco perché voglio partire!

È che il cuore nitrisce al pensiero dei viaggi,
più forte del destriero che sellato ci attende;
è che c’è nel nome delle più lontane rive
delle attrattive senza pari per chi le intende;

Irresistibile richiamo, ranz des vaches per l’anima
che cerca il suo paese perduto? nell’avvenire;
è fiero come un chiarino, dolce come un canto di donna.
Ecco perché voglio partire!

È che tu, povera fanciulla, e così giovane e così bella,
che vivevi accanto a noi e dormivi sui nostri cuori,
tu non hai saputo domare questa forza ribelle
che ci gettò verso di te per spingerci altrove!
Non hai più mistero in fondo al tuo sorriso,
lo conosciamo troppo per mai tornare;
la catena dei baci si rompe, ? l’amore muore…
Ecco perché voglio partire!

Invano, tutta piangendo, la donna che ci ama
verrebbe alla nostra spalla ad agganciare i nostri mantelli,
resteremmo gelati in quell’istante supremo;
versare troppo per noi non rende più belli i pianti.
Non udremmo più quella voce che ripete:
« Oh! perché viaggiare? » in un tenero sospiro,
E diremmo addio senza voltare il capo.
Ecco perché voglio partire!

Oh! non accusarmi; accusa la natura,
accusa Dio piuttosto, ? ma non accusarmi!
È colpa mia, forse, se nella vita oscura
i miei occhi hanno sete di giorno, i miei piedi hanno sete di passi?
Se non ho potuto restare a languire sul tuo giaciglio,
se le tue braccia mi soffocavano senza farmi morire,
se mi serviva più aria di quanta ne può stare nella tua bocca…
Ecco perché voglio partire!

Perché non potevi bastare al mio pensiero
e i tuoi occhi non essere più che i miei soli orizzonti?
Perché non nascondere la mia testa riposata
sotto i ripari d’oro puro dei tuoi lunghi capelli biondi?
Come la giovane sposa addormentata all’aurora,
il fiore dell’amore, come lei, la sera si riaprirà…
Ma se l’amore non è più, perché ancora dell’anima?
Ecco perché voglio partire!
Tu non la conosci, questa vita annoiata,
stanca di pendere dall’albero, avida di uragano.
Tu, resti sempre, sul tuo gomito appoggiata,
a vedere stagnare la tua come un bel laghetto.

Restaci! Il mio amore fu l’ombra di una nuvola
sul laghetto; ? il sole tornerà a fremervi!
Tu non serberai traccia del mio passaggio…
Ecco perché voglio partire!

O coppa di vermiglio in cui ho attinto la vita,
non ti porto con me nel mio petto tutto gelato!
Resta dietro di me, resta a metà piena,
offerta all’avvenire e residuo del passato.
Posso bere adesso, senza che troppo mi costi,
una bevanda meno dolce e meno pronta a esaurirsi,
nella cavità delle mie mani, nei fossi della strada…
Ecco perché voglio partire!

Ma, se è offenderti il partire, oh! perdona;
quantunque di quei dolori di cui non avesti parte,
nulla, ahimè! (eppure un tempo fosti buona!)
saprebbe riscattare il crimine della partenza.
Perché ti assocerei al mio triste viaggio?
Quando potresti, oseresti venire?
Più cupo di Lara, non avrò paggio…
Ecco perché voglio partire!

E che importa un perdono! ? Innocente o colpevole,
non si è mai fedeli o spergiuri a metà;
il cuore, senza essere duro, rimane inamovibile,
e l’oblio gli vale meglio di una vana pietà.
Ah! l’oblio! quale riposo quando la nostra anima è stanca!
Addormentati nelle sue braccia, senza sognare né soffrire…
Non voglio nulla da te… nemmeno un pensiero!
Ecco perché voglio partire!

Perché c’è, lo sai, o donna abbandonata,
un viaggiatore più vecchio, più senza pietà di me,
e non è un giorno, qualche mese, un anno,
ma è tutto ciò che deve prendere, dagli altri come da te!
Come spighe d’oro mietute da un braccio avido,
prende bellezza, felicità, e fino al ricordo,
fa il suo covone e se ne va dal campo che lascia arido…
Ecco perché voglio partire!

Sì! partire prima di lui, partire prima che venga!
Lasciarti bella ancora sotto le tue lacrime versate,
non cercare la tua mano che si raffredda nella mia,
e, sotto una fronte offuscata, i tuoi occhi, astri perduti!

Se non altro per rispetto di colei che fu bella
bisognerebbe risparmiarsi di vederla sfiorire,
poiché Dio non vuole che sia immortale!
Ecco perché voglio partire!

Jules Barbey d’Aurevilly

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-oh-perche-viaggiare-jules-barbey-d-aurevilly/