Milly o la terra natale (II)

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Armonie poetiche e religioseEpoca XIX secolo

… Ecco la rustica panca dove sedeva mio padre,
La sala dove risuonava la sua voce maschia e severa,
Quando i pastori seduti sui loro aratri rovesciati
Gli contavano i solchi tracciati in ogni ora,
O ancora palpitante delle scene della sua gloria,
Dal patibolo dei re ci narrava la storia,
E, pieno del grande combattimento che aveva combattuto,
Raccontando la sua vita insegnava la virtù!
Ecco il posto vuoto dove mia madre a ogni ora
Al più lieve sospiro usciva dalla sua dimora,
E, facendoci portare o la lana o il pane,
Vestiva l’indigenza o nutriva la fame;
Ecco i tetti di paglia dove la sua mano attenta
Versava sulla ferita o il miele o l’oliva,
Aprire presso il capezzale dei vecchi moribondi
Quel libro dove la speranza è permessa ai morenti,
Raccoglieva i loro sospiri sulla loro bocca oppressa,
Faceva volgere verso Dio il loro ultimo pensiero,
E tenendo per mano i più giovani di noi,
Alla vedova, al fanciullo, che cadevano in ginocchio,
Diceva, asciugando le lacrime dalle loro palpebre:
Vi do un po’ d’oro, rendete loro le vostre preghiere!

Ecco la soglia, all’ombra, dove il suo piede ci cullava,
Il ramo del fico che la sua mano abbassava,
Ecco lo stretto sentiero dove, quando il bronzo sonoro
Nel tempio lontano vibrava con l’aurora,
Salivamo sulle sue tracce all’altare del Signore
A offrire due puri incensi, innocenza e felicità!
È qui che la sua voce pia e solenne
Ci spiegava un Dio che sentivamo in lei,
E mostrandoci la spiga nel suo germe racchiusa,
Il grappolo che distilla la sua bevanda profumata,
La giovenca che in latte puro trasforma il succo delle piante,
La roccia che si apre alle fonti stillanti,
La lana delle pecore rubata ai rami
Che serve a tappezzare i dolci nidi degli uccelli,
E il sole esatto alle sue dodici dimore,
Che divide ai climi le stagioni e le ore,
E quegli astri delle notti che solo Dio può contare,
Mondi dove il pensiero osa appena salire,
Ci insegnava la fede per la riconoscenza,
E faceva ammirare alla nostra semplice infanzia
Come l’astro e l’insetto invisibile ai nostri occhi
Avessero, come noi, il loro padre nei cieli!
Queste brughiere, questi campi, queste vigne, questi prati,
Hanno tutti i loro ricordi e le loro ombre care.
Là, le mie sorelle giocherellavano, e il vento nei loro giochi
Le seguiva giocando con i loro biondi capelli!
Là, guidando i pastori sulle cime delle colline,
Accendevo cataste di legna morta e di spine,
E i miei occhi, sospesi alle fiamme del focolare,
Passavano ora dopo ora a vederle ondeggiare.
Là, contro il furore dell’aquilon rapido
Il salice cavernoso ci prestava il suo tronco vuoto,
E ascoltavo fischiare nel suo fogliame morto
Brezze di cui la mia anima ha conservato l’accordo.
Ecco il pioppo che, chinato sull’abisso,
Nella stagione dei nidi ci cullava sulla sua cima,
Il ruscello nei prati le cui acque dormienti
Sommergevano lentamente le nostre barche di canne,
La quercia, la roccia, il mulino monotono,
E il muro al sole dove, nei giorni d’autunno,
Venivo sulla pietra, seduto presso i vecchi,
A seguire il giorno che muore con i miei ultimi sguardi!
Tutto è ancora in piedi; tutto rinasce al suo posto:
Dei nostri passi sulla sabbia si segue ancora la traccia;
Nulla manca a questi luoghi tranne un cuore per goderne,
Ma, ahimè! l’ora declina e sta per svanire.
La vita ha disperso, come la spiga sull’aia,
Lontano dal campo paterno i figli e la madre,
E questo focolare caro somiglia ai nidi deserti
Da cui la rondine è fuggita durante lunghi inverni!
Già l’erba che cresce sulle antiche lastre
Cancella intorno ai muri i sentieri domestici
E l’edera, fluttuante come un manto di lutto,
Copre a metà la porta e striscia sulla soglia;
Presto forse…! allontana, o mio Dio! questo presagio!
Presto uno straniero, ignoto al villaggio,
Verrà, con l’oro in mano, a impadronirsi di questi luoghi
Che abita ancora per noi l’ombra dei nostri avi,
E da cui i nostri ricordi delle culle e delle tombe
Fuggiranno alla sua voce, come un nido di colombe
Di cui la scure ha reciso l’albero nelle foreste,
E che non sanno più dove posarsi dopo! …

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-milly-ou-la-terre-natale-ii-alphonse-de-lamartine/