Meschine notti d’inverno, notti figlie di Cocito
che la terra generò d’Encelado sorelle,
serpenti d’Aletto, e furore dei furori,
non v’accostate al mio letto, o almeno andate più in fretta.
Che fa tanto il sole nel grembo d’Anfitrite?
Lèvati, io languisco oppresso di dolori,
ma non poter dormire è bene dei miei mali
il più grande, che la vita mi rattrista e mi disdegna.
Sedici ore almeno io muoio a occhi aperti,
voltandomi, girandomi a dritto e a traverso,
su un fianco e su l’altro io tempesto, io grido,
inquieto non posso in un luogo tenermi,
invano chiamo il giorno, e la morte supplico,
ma ella fa la sorda, e non vuole venire.
Pierre de Ronsard
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-meschine-notti-dinverno-pierre-de-ronsard/
