Il sole quel giorno si stendeva come un ventre
Materno che sanguinava lentamente sul cielo
La luce è mia madre o luce sanguinante
Le nuvole colavano come un flusso mestruale
Al crocevia dove nessun fiore tranne la rosa
Dei venti ma senza spina non fiorì l’inverno
Merlino spiava la vita e l’eterna causa
Che fa morire e poi rinascere l’universo
Una vecchia su una mula con cappello verde
Giunse seguendo la riva del fiume a valle
E l’antico Merlino nella pianura deserta
Si batteva il petto gridando Rivale
O mio essere gelato di cui il destino mi opprime
Di cui questo sole di carne rabbrividisce vuoi vedere
La mia Memoria venire e amarmi mia simile
E quale figlio infelice e bello voglio avere
Il suo gesto fece crollare l’orgoglio dei cataclismi
Il sole danzando muoveva il suo ombelico
E improvviso la primavera d’amore e d’eroismo
Condusse per mano un giovane giorno d’aprile
Le vie che vengono da ovest erano coperte
Di ossami d’erbe folte di destini e di fiori
Monumenti tremanti presso le carogne verdi
Quando i venti portavano peli e sventure
Lasciando la sua mula a piccoli passi giunse l’amante
A piccoli colpi il vento stirò le sue vesti
Poi i pallidi amanti congiungendo le loro mani folli
L’intreccio delle loro dita fu il loro solo tempo d’amore
Ella ballò mimando un ritmo d’esistenza
Gridando Da cent’anni aspettavo il tuo appello
Gli astri della tua vita influivano sulla mia danza
Morgana guardava dall’alto del monte Gibel
Ah! come è dolce danzare quando per voi si dichiara
Un miraggio dove tutto canta e che i venti d’orrore
Fingono di essere il riso della luna ilare
E di spaventare i fantasmi precursori
Ho fatto gesti bianchi tra le solitudini
Dei lemuri correvano a popolare gli incubi
I miei volteggi esprimevano le beatitudini
Che tutte non sono altro che un puro effetto dell’Arte
Non ho mai colto che il fiore di biancospino
Nelle primavere finenti che volevano sfiorire
Quando gli uccelli da preda proclamavano le loro rapine
Di agnelli nati morti e di fanciulli-dei che vanno a morire
E sono invecchiata vedi durante la tua vita io danzo
Ma sarei stata presto stanca e il biancospino in fiore
Questo aprile avrebbe avuto la povera confidenza
D’un corpo di vecchia morta nel mimare il dolore
E le loro mani si alzavano come un volo di colombe
Chiarezza su cui la notte si sciolse come un avvoltoio
Poi Merlino se ne andò verso est dicendo Che salga
Il figlio della mia Memoria uguale dell’Amore
Che salga dal fango o sia un’ombra d’uomo
Sarà bene mio figlio mia opera immortale
La fronte cinta di fuoco sul cammino di Roma
Camminerà tutto solo guardando il cielo
La dama che mi attende si chiama Viviana
E venga la primavera dei nuovi dolori
Coricato tra la maggiorana e i piè d’asino
Mi eternerò sotto il biancospino in fiore
Guillaume Apollinaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-merlino-e-la-vecchia-guillaume-apollinaire/
