Gruppi di lavoratori, febbricitanti e ansanti,
che vi drizzate e passate lungo i tempi
con il sogno in fronte delle utili vittorie,
toraci squadrati e duri, gesti precisi e forti,
marce, corse, soste, violenze, sforzi,
quali fiere linee di valore e di gloria
tragicamente iscrivete nella mia memoria!
Vi amo, ragazzi dei paesi biondi, bei conducenti
di nitrenti e chiari e pesanti equipaggi,
e voi, boscaioli rossi di boschi pieni di profumi,
e tu, contadino rozzo e vecchio dei bianchi villaggi,
che ami solo i campi e i loro umili sentieri
e getti la semenza con mano ampia
prima in aria, dritto davanti a te, verso la luce,
perché ne viva un poco, prima di cadere in terra;
e voi anche, marinai che partite sul mare
con un semplice canto, la notte, sotto le stelle,
quando si gonfiano, ai venti atlantici, le vele
e vibrano gli alberi e i cordami chiari;
e voi, pesanti scaricatori le cui larghe spalle
caricano o scaricano, lungo le banchine vermiglie,
i navigli che vanno e vanno sotto i soli
a soggiogare i flutti fino ai confini dei poli;
e voi ancora, cercatori di allucinanti metalli,
in pianure di gelo, su spiagge di neve,
in fondo a paesi bianchi dove il freddo vi assedia
e bruscamente vi stringe nella sua immensa morsa;
e voi ancora minatori che camminate sotto terra,
il corpo strisciante, con la lampada tra i denti
fino alla vena stretta dove il carbone vacillante
cede sotto il vostro sforzo oscuro e solitario;
e voi infine, battitori di ferro, fabbri di bronzo,
volti d’inchiostro e d’oro che bucano l’ombra e la bruma,
schiene muscolose tese o raccolte, improvvisamente,
intorno a grandi bracieri e enormi incudini,
laminatori neri costruiti per un’opera eterna
che si estende di secolo in secolo sempre più vasta,
su città di spavento, di miseria e di fasto,
vi sento nel mio cuore, potenti e fraterni!
O questo lavoro selvaggio, aspro, tenace, austero,
sulle pianure, tra i mari, nel cuore dei monti,
stringendo i suoi nodi ovunque e ribadendo i suoi anelli
da un capo all’altro dei paesi della terra!
O questi gesti arditi, nell’ombra dove la chiarità,
queste braccia sempre ardenti e queste mani mai stanche,
queste braccia, queste mani unite attraverso gli spazi
per imprimere comunque all’universo domato
il marchio dell’abbraccio e della forza umane
e ricreare i monti e i mari e le pianure,
secondo un’altra volontà.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-lo-sforzo-emile-verhaeren/
