L’entusiasmo

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Meditazioni poeticheEpoca XIX secolo

Così, quando l’aquila del tuono
rapiva Ganimede ai cieli,
il fanciullo, aggrappandosi alla terra,
lottava contro l’uccello degli dèi;
ma fra i suoi artigli rapidi
l’aquila stringendo i fianchi timidi,
lo strappava ai campi paterni;
e, sordo alla voce che lo implora,
lo gettava, tremante ancora,
fino ai piedi degli immortali.

Così quando tu piombi sulla mia anima,
Entusiasmo, aquila vincitrice,
al rumore delle tue ali di fiamma
io fremo d’un sacro orrore;
mi dibatto sotto la tua potenza,
fuggo, temo che la tua presenza
annienti un cuore mortale,
come un fuoco che la folgore accende,
che non si spegne più, e consuma
il rogo, il tempio e l’altare.

Ma all’impulso del pensiero
l’istinto dei sensi s’oppone invano;
sotto il dio, la mia anima oppressa
balza, s’ slancia, e batte il mio petto.
La folgore circola nelle mie vene
stupito del fuoco che mi brucia,
lo irrito combattendolo,
e la lava del mio genio
trabocca in torrenti d’armonia,
e mi consuma fuggendo.
Musa, contempla la tua vittima!
Non è più questa fronte ispirata,
non è più questo sguardo sublime
che lanciava un raggio sacro:
sotto la tua divorante influenza,
appena un resto d’esistenza
alla mia giovinezza è sfuggito.
La mia fronte, che il pallore cancella,
non conserva più che la traccia
della folgore che mi ha colpito.

Felice il poeta insensibile!
Il suo liuto non è bagnato di pianto,
il suo entusiasmo pacifico
non ha queste tragiche furie.
Dalla sua vena feconda e pura
scorrono, con numero e misura,
ruscelli di latte e di miele;
e questo pusillanime Icaro,
tradito dall’ala di Pindaro,
non ricade mai dal cielo.

Ma noi, per infiammare le anime,
bisogna bruciare, bisogna rapire
al cielo geloso le sue triplici fiamme.
Per tutto dipingere, bisogna tutto sentire.
Focolari ardenti della luce,
i nostri cuori della natura intera
devono concentrare i raggi;
e si accusa la nostra vita!
Ma questa fiaccola che ci si invidia
s’accende al fuoco delle passioni.

No, mai un petto pacifico
generò questi divini slanci,
né questo disordine simpatico
che sottomette il mondo ai nostri canti.
No, no, quando l’Apollo di Omero
per lanciare i suoi dardi sulla terra,
scendeva dalle sommità d’Erix,
volando alle rive infernali,
immergeva le sue armi fatali
nelle acque bollenti dello Stige.
Scendete dall’augusta cima
che indignano i vili trasporti!
Non è che da un liuto magnanimo
che partono i divini accordi.
Il cuore dei figli della lira
somiglia al marmo che sospira
sul sepolcro di Memnone;
per dargli la voce e l’anima,
bisogna che dalla sua casta fiamma
l’occhio del giorno gli scagli un raggio.

E tu vuoi che, risvegliando ancora
fuochi sotto la cenere coperti,
il mio resto d’anima si evapori
in accenti perduti nell’aria!
La gloria è il sogno di un’ombra;
ha troppo troncato il numero
dei giorni che doveva incantare.
Tu vuoi che io le sacrifichi
quest’ultimo soffio della mia vita!
Voglio serbarlo per amare!

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-lentusiasmo-alphonse-de-lamartine/