Lento

Poesi di Charles Cros Raccolta Il cofanetto di sandaloEpoca XIX secolo

Voglio seppellire nel sudario della rima
Questo ricordo, immenso disagio che mi opprime.

Quando avrò fatto questi versi, quando tutti li avranno letti,
Il mio male divulgato non mi perseguiterà più.

Poiché questo male è troppo grande perché io solo lo custodisca,
Perciò, apro la mia anima alla folla stridente.

Assediate il rifugio dei miei sogni defunti,
E disperdete ciò che vi resta di profumi.

Calpestate il dolce nido di seta e di pellicce;
Fondete l’oro, strappate le pietre dagli ornamenti.

Falsate gli strumenti. Sporcate i soffitti;
E vendete all’asta ciò che avrete preso.

Affinché, se qualche sera l’ossessione troppo forte
Mi ci riconduce, più nulla vi parli della morta.

Che non resti un angolo intimo, non sfiorito.
Forse, solo allora guarirò.

POESIE
(Con ritmi lenti, addormento la mia fantasticheria
Come una madre fa col suo bambino che grida.)

Un giorno, misi il mio cuore nella sua piccola mano
E, tutti in fiore, le mie care speranze del domani.

L’amore paga così bene i tesori che gli si donano!
E l’amata era così fragile, così graziosa!

Così graziosa, che la si sarebbe presa per una bambina
Bella troppo presto e che la sua innocenza difende.

Ma, ella mi ha offerto il suo petto di donna,
I cui sollevamenti sembravano tradire un’anima.

Ella bagnò i miei occhi dei bagliori dei suoi occhi,
E le mie labbra dei suoi baci deliziosi.

(Con ritmi dolci, addormento la mia fantasticheria
Come una madre fa col suo bambino che grida.)

Ma, non bisogna credere all’anima dei contorni,
Al pensiero racchiuso in due occhi di velluto.
Poiché un mattino, vidi che la mia cara amata
Nascondeva un grande disastro nel suo petto cavo.

Vidi che la sua giovinezza era un falso esterno,
Che l’anima era logora e i dolci sogni morti.

Sentii lo stupore di un possessore avido
Che trova, svegliandosi, la sua casa nuda e vuota.

Cercai i miei tesori. Tutti rubati o infranti!
Tutti, fino al ricordo dei nostri primi baci!

Nel giardino della speranza, l’aspra devastatrice
Non lasciò nulla, volendo che nulla vi rifiorisse.

Raccolsi il mio cuore, mezzo roso in un angolo,
E me ne andai non so dove, molto lontano.

(Con ritmi sordi, addormento la mia fantasticheria
Come una madre fa col suo bambino che grida.)

Fu fieramente, dapprima, che me ne andai
Pensando che ai primi freddi, sarei stato consolato.

Simulando la noncuranza, camminavo per le strade.
Tutte, le avevamo percorse insieme!

Non osai nemmeno fuggire il male nei boschi.
Ci siamo tanto abbracciati un tempo!

Chiudere gli occhi? Sognare? Non avevo nell’anima
Un angolo che non avesse conservato l’odore di quella donna.

Volli dunque, sentendo crollare la mia ragione,
Rivederla, senza preoccuparmi della sua deflorazione.
Ma, non trovai più nessuno nella sua forma.
Allora la disperazione mi prese, pesante, tetra, enorme.

E subii ciò per mesi, lunghi mesi,
Così forte, che a parlarne troppo mi trema la voce.

Ora è finita. Ricordo che mi opprimi,
Resterai, ghiacciato, sotto il tuo sudario di rime.

Charles Cros

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-lento-charles-cros/