A Victor Hugo
I
Nelle pieghe sinuose delle vecchie capitali,
dove tutto, persino l’orrore, si volge in incanti,
io spio, obbedendo ai miei umori fatali,
esseri singolari, decrepiti e affascinanti.
Quei mostri slogati furono un tempo donne,
Eponine o Lais! Mostri spezzati, gobbi
o storti, amiamoli! sono ancora anime.
Sotto sottane sdrucite e sotto fredde stoffe
strisciano, flagellati dalle bise inique,
tremanti al fracasso rotolante degli omnibus,
e stringendo al fianco, come reliquie,
una borsetta ricamata di fiori o di rebus;
trottano, simili a marionette;
si trascinano, come fanno gli animali feriti,
o danzano, senza voler danzare, povere campanelle
a cui si appende un Demonio senza pietà! Tutti rotti
come sono, hanno occhi acuti come un succhiello,
lucenti come quei buchi dove l’acqua dorme nella notte;
hanno gli occhi divini della bambina
che si stupisce e ride di tutto ciò che riluce.
– Avete osservato che molte bare di vecchie
son quasi piccole come quella d’un bambino?
La Morte sapiente mette in quelle casse uguali
un simbolo di gusto bizzarro e avvincente,
e quando intravedo un fantasma debole
che attraversa di Parigi il brulicante quadro,
mi sembra sempre che questo essere fragile
se ne vada pian piano verso una nuova culla;
a meno che, meditando sulla geometria,
io non cerchi, all’aspetto di quelle membra discordi,
quante volte l’artigiano debba variare
la forma della cassa dove si mettono tutti quei corpi.
– Quegli occhi sono pozzi fatti d’un milione di lacrime,
crogioli che un metallo raffreddato rese scintillanti…
Quegli occhi misteriosi hanno invincibili incanti
per colui che l’austera Sventura allattò!
II
Di Frascati defunta Vestale innamorata;
sacerdotessa di Talia, ahimè! di cui il suggeritore
sepolto sa il nome; celebre svaporata
che Tivoli un tempo ombreggiò nel suo fiore,
tutte mi inebbriano; ma tra questi esseri fragili
ve ne sono che, facendo del dolore un miele,
hanno detto alla Dedizione che prestava loro le ali:
Ippogrifo possente, portami fino al cielo!
L’una, dalla patria al male esercitata,
l’altra, che il suo sposo sovraccaricò di dolori,
l’altra, dal suo bambino Madonna trafitta,
tutte avrebbero potuto fare un fiume con le loro lacrime!
III
Ah! quante ne ho seguite di queste piccole vecchie!
Una, tra le altre, nell’ora in cui il sole cadendo
insanguina il cielo di vermiglie ferite,
pensosa, si sedeva in disparte su una panchina,
per ascoltare uno di quei concerti, ricchi di ottoni,
che i soldati talvolta inondano i nostri giardini,
e che, in quelle sere d’oro in cui ci si sente rivivere,
versano un qualche eroismo nel cuore dei cittadini.
Quella là, ancor dritta, fiera e consapevole della regola,
aspirava avidamente quel canto vivo e guerriero;
il suo occhio talvolta si apriva come l’occhio d’un vecchio aquila;
la sua fronte di marmo pareva fatta per l’alloro!
IV
Così voi camminate, stoiche e senza lamenti,
attraverso il caos delle vive città,
madri dal cuore sanguinante, cortigiane o sante,
i cui nomi un tempo da tutti erano citati.
Voi che foste la grazia o che foste la gloria,
nessuno vi riconosce! un ubriaco incivile
v’insulta passando con un amore derisorio;
sui vostri talloni saltella un bambino vile e codardo.
Vergognose di esistere, ombre raggrinzite,
paurose, schiena curva, costeggiate i muri;
e nessuno vi saluta, strani destini!
Frantumi d’umanità per l’eternità maturi!
Ma io, io che di lontano teneramente vi sorveglio,
l’occhio inquieto, fisso sui vostri passi incerti,
come se fossi vostro padre, o meraviglia!
gusto a vostra insaputa piaceri clandestini:
vedo sbocciare le vostre passioni novizie;
cupi o luminosi, io vivo i vostri giorni perduti;
il mio cuore moltiplicato gode di tutti i vostri vizi!
La mia anima risplende di tutte le vostre virtù!
Rovine! famiglia mia! o cervelli congeniali!
Vi faccio ogni sera un solenne addio!
Dove sarete domani, Eve ottuagenarie,
sulle quali pesa l’artiglio spaventoso di Dio?
Charles Baudelaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-le-piccole-vecchie-charles-baudelaire/
