Stanco delle parole, stanco dei libri,
Che intiepidiscono la volontà,
Cerco, in fondo al mio orgoglio,
L’atto che salva e che libera.
La vita, essa è laggiù, violenta e feconda,
Che morde, a galoppo folle, le grandi strade del mondo.
Nel tumulto e nella polvere,
I forti si sono aggrappati alla sua criniera
E, sollevati da lei e dai suoi balzi,
Di prodigio in prodigio,
Hanno scalato, tra pioggia e vento, i monti
Delle audacie e delle vertigini.
L’azione!
Ne conosco che la ergono nell’aria
Tragicamente, su cielo di tempesta,
Con braccia insanguinate e grida di rabbia;
Altre che la sognano sorda e profonda,
Come un mare
Il cui abisso respinge e rigetta le onde.
Ne conosco che la sperano vestita
Del silenzio incantevole dei fiori e delle statue.
Ne conosco che la evocano ovunque
Dove il dolore si contrae, dove la demenza ribolle,
Ne conosco che la cercano ancora,
Durante la notte, fino all’aurora,
Mentre già essa è in piedi, sulla soglia
Dolce e serena del loro orgoglio.
La vita in grida o in silenzio,
La vita in lotta o in accordo,
Con la vita, con la morte,
La vita aspra, la vita intensa,
Essa è laggiù, sotto poli di cristallo bianco
Dove l’uomo innova un cammino lento;
Essa è qui nel fervore o nell’odio
Dell’ascendente e rosso ardore umano;
Essa è tra i flutti dei mari e il loro terrore
Su spiagge di cui nessuno ha esplorato l’orrore;
Essa è nelle foreste dalle fioriture liriche,
Che decorano i monti e le isole d’Africa;
Essa è dove ogni sforzo grandeggia,
Gesto a gesto, verso l’infinito,
Dove il genio stermina le glosse,
Gridando i fatti, mostrando le cause
E preparando lo slancio delle gigantesche metamorfosi.
Stanco delle parole, stanco dei libri,
Cerco nel mio orgoglio
L’atto che salva e che libera.
E lo voglio potente e ostinato,
Lucido e puro, come un bel blocco di ghiaccio;
Senza paura e senza frode,
Degno di quelli
Che non ostentano l’orgoglio silenzioso
Lontano dal mondo, se non per se stessi.
E lo voglio temprato in un battesimo
Di netta e larga umanità,
Che mostra a tutti la sua totale sincerità
E che indietreggia, in uno slancio supremo,
Le frontiere della bontà.
Oh! vivere e vivere e vivere e sentirsi migliori
Man mano che il cuore bolle più fervidamente;
Vivere più chiaro, non appena si cammina in conquista;
Vivere più in alto ancora, non appena il destino si ostina
A disseccare la linfa e la forza delle braccia;
Sognare, gli occhi arditi, tutto ciò che si farà
Di puro, di grande, di giusto in queste Canaan d’oro
Che sorgeranno, comunque, al termine del santo sforzo;
Oh! vivere e vivere, perdutamente,
In queste ore di solenne isolamento,
Dove il desiderio alimenta, dove il pensiero anima,
Con le loro speranze folli, l’esistenza sublime.
Stanco delle parole, stanco dei libri,
Voglio infine il gladio che taglia
La mia vittoria, nella battaglia.
E penso, come si prega, a tutti quelli
Che si levano, eroi o Dei,
All’orizzonte della famiglia umana;
Come arcobaleni prodigiosi,
Si posano sui domini
Della miseria e dell’odio;
Gli effluvi del loro esempio
Penetrano a poco a poco fino in fondo ai templi,
Tanto che la folla, improvvisamente,
Volendo amare, volendo conoscere
Il senso nuovo che impone, con ardore, il loro essere
Agli enigmi del destino,
Già forma la sua anima a loro immagine,
Mentre disputano e si ingarbugliano ancora,
A colpi di testi morti,
I sacerdoti e i saggi.
Allora, si vedono le parole armate
Planare sulle lotte e sulle imprese
E, chiare, salire le fronti e, vibranti, le voci
E – fulmine e oro – volare lontano le Fama;
Allora anche, quelli che riscaldavano le loro anime
Al vecchio focolare dei ricordi
L’abbandonano e afferrano la spada in fiamma
E si slanciano verso l’avvenire!
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-lazione-emile-verhaeren/
