A Léon Chailley.
La tranquilla Abitudine dalle mani silenziose
medica, di giorno in giorno, le nostre più grandi ferite;
mette sui nostri cuori le sue bende sicure
e vi versa senza fine i suoi oli obliosi;
I più nobili dolori, che vorrebbero difendersi,
desiderosi di durare per l’amore che contengono,
sentono il bisogno caro e di cui discorrono
di diventare, loro malgrado, meno selvatici e più teneri;
E, ogni giorno, le mani assopitrici e dolci,
le insensibili mani della lenta Abitudine,
stringono un po’ di più la strana quiete
dove il male assopito si sottomette e si smussa;
E con lo stesso tocco con cui addormenta il dolore,
con lo stesso delicato sfioramento che ripassa
sempre, essa appanna, spegne, cancella,
come un riflesso, in uno specchio, sotto un alito,
I gesti, il sorriso e il volto stesso
la cui presenza era divina e micidiale;
impallidiscono coperti di una fine polvere;
la fonte dei rimpianti diventa velata e smorta.
A ogni ora placando la sofferenza rammollita,
togliendo del loro splendore ai piaceri perduti,
essa avvicina così con le sue mani assidue,
il passato al presente, e li riconcilia;
Il dolore si attenua per minori delizie;
la ferita addolcita e calma si richiude;
e le alte disperazioni, che si volevano senza termine,
si sentono lentamente mutate in cicatrici;
E colui che custodisce la sua cupa inquietudine,
che verserebbe lacrime sulla sua sofferenza dissolta,
più di tutti i tormenti e le grida vi teme,
silenziose mani della lenta Abitudine.
Auguste Angellier
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-labitudine-auguste-angellier/
