Un gallo canta io sogno e i ramoscelli agitano
Le loro foglie che somigliano a poveri marinai
Alati e turbinanti come Icaro il falso
Dei ciechi gesticolanti come formiche
Si specchiavano sotto la pioggia nei riflessi del marciapiede
Le loro risa ammassate in grappoli d’uva
Non uscire più da casa mia diamante che parlavi
Dormi dolcemente sei a casa tua tutto ti appartiene
Il mio letto la mia lampada e il mio casco bucato
Sguardi preziosi zaffiri tagliati nei dintorni di Saint-Claude
I giorni erano una pura smeraldo
Mi ricordo di te città delle meteore
Fiorivano in aria durante quelle notti in cui nulla dorme
Giardini della luce dove ho colto dei mazzi
Devi averne abbastanza di far paura a quel cielo
Che conservi il suo singhiozzo
Si immagina difficilmente
Fino a che punto il successo rende le persone stupide e tranquille
All’istituto dei giovani ciechi si è chiesto
Non avete alcun giovane cieco alato
O bocche l’uomo è alla ricerca di un nuovo linguaggio
Al quale il grammatico di nessuna lingua avrà qualcosa da dire
E queste vecchie lingue sono così vicine a morire
Che è davvero per abitudine e mancanza di audacia
Che le si fa ancora servire alla poesia
Ma esse sono come malati senza volontà
In fede mia la gente si abituerebbe presto al mutismo
La mimica basta bene al cinema
Ma ostiniamoci a parlare
Muoviamo la lingua
Lanciamo degli sputi
Si vogliono nuovi suoni nuovi suoni nuovi suoni
Si vogliono consonanti senza vocali
Delle consonanti che petano sordamente
Imtate il suono della trottola
Lasciate sfrigolare un suono nasale e continuo
Fate schioccare la vostra lingua
Servitevi del rumore sordo di colui che mangia senza civiltà
Il raschiamento aspirato dello sputo farebbe anche una bella consonante
I diversi peti labiali renderebbero anche i vostri discorsi squillanti
Abituatevi a ruttare a volontà
E quale lettera grave come un suono di campana
Attraverso le nostre memorie
Non amiamo abbastanza la gioia
Di vedere le belle cose nuove
O mia amica affrettati
Temi che un giorno un treno non ti commuova
Più
Guardalo più in fretta per te
Queste ferrovie che circolano
Usciranno presto dalla vita
Saranno belle e ridicole
Due lampade bruciano davanti a me
Come due donne che ridono
Curvo tristemente la testa
Davanti all’ardente scherno
Quel riso si spande
Ovunque
Parlate con le mani fate schioccare le dita
Percuotetevi la guancia come su un tamburo
O parole
Esse seguono nella mirtea
L’Eros e l’Anteros in lacrime
Io sono il cielo della città
Ascoltate il mare
Il mare gemere in lontananza e gridare tutto solo
La mia voce fedele come l’ombra
Vuole essere infine l’ombra della vita
Vuole essere o mare vivente infedele come te
Il mare che ha tradito marinai senza numero
Ingoia le mie grandi grida come dèi annegati
E il mare al sole non sopporta che l’ombra
Che gettano gli uccelli le ali spiegate
La parola è improvvisa ed è un Dio che trema
Avanza e sostienimi rimpiango le mani
Di quelli che le tendevano e mi adoravano insieme
Quale oasi di braccia mi accoglierà domani
Conosci tu quella gioia di vedere cose nuove
O voce io parlo il linguaggio del mare
E nel porto la notte delle ultime taverne
Io che sono più ostinato che no l’idra di Lerna
La strada dove nuotano le mie due mani
Dalle dita sottili che frugono la città
Se ne va ma chissà se domani
La strada diventasse immobile
Chissà dove sarebbe il mio cammino
Pensa che le ferrovie
Saranno demodé e abbandonate in poco tempo
Guarda
La vittoria prima di tutto sarà
Di ben vedere in lontananza
Di tutto vedere
Da vicino
E che tutto abbia un nome nuovo
Guillaume Apollinaire
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-testa-stellata-la-vittoria-guillaume-apollinaire/
