La musa
Da quando il sole, nell’orizzonte immenso,
ha varcato il Cancro sul suo asse infiammato,
la felicità mi ha lasciata, e attendo in silenzio
l’ora in cui mi chiamerà il mio amico beneamato.
Ahimè! da lungo tempo la sua dimora è deserta;
dei bei giorni di un tempo nulla vi sembra vivo.
Sola, io vengo ancora, del mio velo coperta,
a posare la mia fronte bruciante sulla sua porta socchiusa,
come una vedova in lacrime al sepolcro di un bambino.
Il poeta
Salve alla mia fedele amica!
Salve, mia gloria e mio amore!
La migliore e la più cara
è quella che si trova al ritorno.
L’opinione e l’avarizia
vengono un tempo a rapirmi.
Salve, mia madre e mia nutrice!
Salve, salve consolatrice!
Apri le tue braccia, vengo a cantare.
La musa
Perché, cuore assetato, cuore stanco di speranza,
fuggi così spesso per tornare così tardi?
Che vai cercando, se non qualche azzardo?
E che riporti, se non qualche sofferenza?
Che fai lontano da me, quando attendo fino al giorno?
Segui un pallido bagliore in una notte profonda.
Non ti resterà dei tuoi piaceri del mondo
che un impotente disprezzo per il nostro onesto amore.
Il tuo studio è vuoto quando io arrivo;
mentre a questo balcone, inquieta e pensosa,
guardo sognando i muri del tuo giardino,
tu ti abbandoni nell’ombra al tuo triste destino.
Qualche fiera bellezza ti trattiene nella sua catena,
e tu lasci morire questa povera verbena
i cui ultimi rami, in tempi più felici,
dovevano essere bagnati dalle lacrime dei tuoi occhi.
Questo triste verde è il mio vivo simbolo;
amico, del tuo oblio moriremo entrambe,
e il suo profumo leggero, come l’uccello che vola,
con il mio ricordo fuggirà nei cieli.
Il poeta
Quando ho attraversato il prato,
ho visto, questa sera, sul sentiero,
un fiore tremante e appassito,
un pallido fiore di rosa canina.
Un germoglio verde accanto a lui
si dondolava sul cespuglio;
vidi spuntare un fiore nuovo;
il più giovane era il più bello:
così è l’uomo, sempre nuovo.
La musa
Ahimè! sempre un uomo, ahimè! sempre lacrime!
Sempre i piedi polverosi e il sudore sulla fronte!
Sempre orribili combattimenti e armi insanguinate;
invano il cuore mente, la ferita è nel fondo.
Ahimè! in tutti i paesi, sempre la stessa vita:
bramare, rimpiangere, prendere e tendere la mano;
sempre gli stessi attori e la stessa commedia,
e, qualunque cosa abbia inventato l’umana ipocrisia,
nulla di vero là sotto che lo scheletro umano.
Ahimè! mio beneamato, non siete più poeta.
Nulla risveglia più la vostra lira muta;
voi annegate il cuore in un sogno incostante;
e non sapete che l’amore della donna
cambia e dissipa in lacrime i tesori della vostra anima,
e che Dio conta più le lacrime che il sangue.
Il poeta
Quando ho traversato la valle,
un uccello cantava sul suo nido.
I suoi piccoli, la sua cara covata,
erano appena morti nella notte.
Eppure egli cantava l’aurora;
O mia Musa, non piangete!
A chi perde tutto, Dio resta ancora,
Dio lassù, la speranza quaggiù.
La musa
E che troverai, il giorno in cui la miseria
ti ricondurrà solo al paterno focolare?
Quando le tue mani tremanti asciugheranno la polvere
di quel povero rifugio che credi di dimenticare,
con quale fronte verrai, nella tua propria dimora,
a cercare un po’ di calma e di ospitalità?
Una voce sarà là per gridare a ogni ora:
Che hai fatto della tua vita e della tua libertà?
Credi dunque che si dimentichi quanto si desidera?
Credi che cercandoti ti ritroverai?
Del tuo cuore o di te, quale è il poeta?
È il tuo cuore, e il tuo cuore non ti risponderà.
L’amore l’avrà spezzato; le passioni funeste
l’avranno reso di pietra al contatto dei malvagi;
tu non ne sentirai più che spaventosi resti,
che si muoveranno ancora, come quelli dei serpenti.
O cielo! chi ti aiuterà? che farò io stessa,
quando colui che può tutto vieterà che io ti ami,
e quando le mie ali d’oro, fremendo mio malgrado,
mi porteranno a lui per salvarmi da te?
Povero fanciullo! i nostri amori non erano minacciati,
quando nei boschi d’Auteuil, perduto nei tuoi pensieri,
sotto i verdi ippocastani e i pioppi bianchi,
ti stuzzicavo la sera con giri indolenti.
Ah! ero giovane allora e ninfa, e le driadi
schiudevano per vedermi la corteccia delle betulle,
e le lacrime che scorrevano durante le nostre passeggiate
cadevano, pure come l’oro, nel cristallo delle acque.
Che hai fatto, mio amante, dei giorni della tua giovinezza?
Chi mi ha colto il mio frutto sul mio albero incantato?
Ahimè! la tua guancia in fiore piaceva alla dea
che porta nelle sue mani la forza e la salute.
Delle tue lacrime insensate l’hanno fatta impallidire;
come la tua bellezza, perderai la tua virtù.
E io che ti amerò come un’unica amica,
quando gli dèi irritati mi toglieranno il tuo genio,
se io cado dai cieli, che mi risponderai?
Il poeta
Poiché l’uccello dei boschi volteggia e canta ancora
sul ramo dove le sue uova sono rotte nel nido;
poiché il fiore dei campi socchiuso all’aurora,
vedendo sul prato un altro fiore schiudersi,
s’inchina senza mormorare e cade con la notte,
Poiché in fondo alle foreste, sotto i tetti di verzura,
si sente il legno morto scricchiolare sul sentiero,
e poiché attraversando l’immortale natura,
l’uomo non ha saputo trovare scienza che duri,
se non camminare sempre e sempre dimenticare;
Poiché, fino alle rocce tutto si cambia in polvere;
poiché tutto muore questa sera per rivivere domani;
poiché è un concime l’uccisione e la guerra;
poiché su una tomba si vede uscire dalla terra
il filo d’erba sacro che ci dà il pane;
O Musa! che m’importa o della morte o della vita?
Amo, e voglio impallidire; amo e voglio soffrire;
Amo, e per un bacio io dono il mio genio;
Amo, e voglio sentire sulla mia guancia dimagrita
scorrere una sorgente impossibile da prosciugare.
Amo, e voglio cantare la gioia e l’indolenza,
la mia folle esperienza e le mie cure di un giorno,
e voglio raccontare e ripetere senza sosta
che dopo aver giurato di vivere senza amante,
ho fatto voto di vivere e di morire d’amore.
Spoglia davanti a tutti l’orgoglio che ti divora,
cuore gonfio d’amarezza e che ti sei creduto chiuso.
Ama, e rinascerai; fatti fiore per sbocciare.
Dopo aver sofferto, bisogna soffrire ancora;
bisogna amare senza sosta, dopo aver amato.
Alfred De Musset
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-notte-dagosto-alfred-de-musset/
