(La lucertola sulle rovine di Roma.)
Un giorno, solo nel Colosseo,
Rovina dell’orgoglio romano,
Sull’erba di sangue annaffiata
Mi sedetti, con Tacito in mano.
Leggevo i delitti di Roma,
E l’impero venduto all’incanto,
E, per innalzare un solo uomo,
L’universo così in basso caduto.
Vedevo la plebe idolatra,
Salutando i trionfatori,
Bagnare gli occhi sul teatro
Nel sangue dei gladiatori.
Sul muro che l’incrosta,
Ricomponevo lentamente
Le lettere del nome dell’Augusto
Che dedicò il monumento.
Ne sillabavo il primo segno:
Ma, sconcertando i miei sguardi,
Una lucertola dormiva sulla linea
Dove brillava il nome dei Cesari.
Solo erede dei sette colli,
Solo abitante di questi ruderi,
Sostituiva sotto queste rovine
Il gran flusso dei popoli esauriti.
Uscita dalle fessure delle mura,
Veniva, dal freddo intorpidita,
A riscaldare le sue verdi squame
Al contatto del bronzo intiepidito.
Console, Cesare, padrone del mondo,
Pontefice, Augusto, pari agli dèi,
L’ombra di questo rettile immondo
Eclissava la tua gloria ai miei occhi!
La natura ha la sua ironia
Il libro sfuggì dalla mia mano.
O Tacito, tutto il tuo genio
Non deride l’orgoglio umano più forte!
Alphonse de Lamartine
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-lucertola-alphonse-de-lamartine/
