La gloria

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Meditazioni poeticheEpoca XIX secolo

(A un poeta esiliato)

Generosi favoriti delle figlie della memoria,
due sentieri diversi davanti a voi si apriranno:
l’uno conduce alla felicità, l’altro mena alla gloria;
mortali, bisogna scegliere.

La tua sorte, o Manoel, seguì la legge comune;
la musa ti inebriò di precoci favori;
i tuoi giorni furono tessuti di gloria e di sventura,
e tu versi lacrime!

Arrossisci piuttosto, arrossisci d’invidiare al volgo
lo sterile riposo di cui il suo cuore è geloso;
gli dèi hanno fatto per lui tutti i beni della terra,
ma la lira è nostra.

I secoli sono tuoi, il mondo è la tua patria.
Quando non saremo più, la nostra ombra ha altari
dove il giusto avvenire prepara al tuo genio
onori immortali.

Così l’aquila superba alla dimora del tuono
si slancia; e, sostenendo il suo volo audace,
sembra dire ai mortali: sono nato sulla terra,
ma vivo nei cieli.

Sì, la gloria ti attende; ma fermati, e contempla
a qual prezzo si penetra nei suoi sacri portici;
vedi: la sventura, seduta alla porta del tempio,
ne custodisce i gradini.

Qui è quel vecchio che l’ingrata Ionia
ha visto di mare in mare trascinare le sue sciagure:
cieco, mendicava al prezzo del suo genio
un pane bagnato di lacrime.

Là, il Tasso, bruciato da una fiamma fatale,
espiando nelle catene la sua gloria e il suo amore,
quando va a cogliere la palma trionfale,
discende alla nera dimora.

Ovunque infelici, proscritti, vittime,
lottanti contro la sorte o contro i carnefici;
si direbbe che il cielo ai cuori più magnanimi
misuri più mali.
Imponga dunque silenzio ai lamenti della tua lira,
dei cuori nati senza virtù l’infelicità è lo scoglio;
ma tu, re detronizzato, che la tua sventura ti ispiri
un generoso orgoglio!

Che t’importa dopo tutto che quest’ordine barbaro
ti incateni lontano dalle rive che furono la tua culla?
Che t’importa in quali luoghi il destino ti prepari
una gloriosa tomba?

Né l’esilio, né le catene di quei tiranni del Tago
incateneranno la tua gloria alle rive dove morirai:
Lisbona la reclama, ed ecco l’eredità
che le lascerai!

Coloro che l’hanno misconosciuto piangeranno il grand’uomo;
Atene apre il suo Pantheon ai proscritti;
Coriolano spira, e i figli di Roma
rivendicano il suo nome.

Ai lidi dei morti prima di discendere,
Ovidio leva al cielo le sue supplici mani:
ai Sarmati grossolani ha lasciato la sua cenere,
e la sua gloria ai Romani.

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-la-gloria-alphonse-de-lamartine/