A Lucien Marcheix.
Porto dolori più antichi di me stesso,
Il mio cuore è ingombro di affanni ereditati,
E talvolta sento la mia fronte farsi smorta
Di rimorsi che so di non aver meritati;
L’angoscia, i rimpianti, le tare, le debolezze
Di coloro da cui veniamo rotolano attraverso di noi,
Per passare, accresciute dalle nostre stesse angosce,
Nel cuore dei figli cullati sulle nostre ginocchia;
Un fiume più carico di vergogne e di allarmi
Discende trascinando nelle sue erosioni
Nuovi obbrobri e nuove lacrime,
E ingrossa attraverso le generazioni;
Finché, portando sempre più miseria,
Trascina, nei suoi flutti sempre più malsani,
Un veleno così potente di male ereditario,
Che uccide, passandovi, gli ultimi cuori umani;
E alfine esaurendo in esseri strani
La sua onda d’amarezza in un ultimo sforzo,
Va a depositare i suoi limi e i suoi fanghi
Nell’estuario immenso e cupo della Morte.
Auguste Angellier
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-in-pejus-ruit-auguste-angellier/
