Quattro fossati correvano intorno al recinto. Ora,
quando il sole di maggio, bruciando l’aria con le sue fiamme,
sciabolava la loro acqua dormiente con tutte le sue lame,
la fattoria si accendeva d’una cornice d’oro.
Si stendevano, incrostati sul bordo di muschio verde
e di pesanti ninfee che stellavano il flutto nero.
Le rane venivano a gracidarvi, la sera,
l’occhio spalancato, il dorso gonfio, il corpo inerte.
Anatre variopinte vi nuotavano fiere e lente,
anatre blu, verdi, grigie, purpuree, anatre bianche,
anatre chiare e bianche, con un gran becco giallo;
vi tuffavano l’ala e il ventre lustrato,
e le zampe battendo le acque, il collo dorato,
spezzavano rabbiosamente iris lunghi un braccio.
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-il-recinto-emile-verhaeren/
