I
La camera è piena d’ombra; si ode vagamente
di due bambini il triste e dolce sussurrare.
La loro fronte si china, ancora appesantita dal sogno,
sotto la lunga tenda bianca che trema e si solleva…
– Fuori gli uccelli si avvicinano infreddoliti;
la loro ala s’intorpidisce sotto il tono grigio dei cieli;
e il nuovo Anno, al seguito nebbioso,
lasciando strascicare le pieghe della sua veste nevosa,
sorride con le lacrime, e canta rabbrividendo…
II
Ora i bambini, sotto la tenda fluttuante,
parlano piano come si fa in una notte oscura.
Ascoltano, pensosi, come un lontano mormorio…
Sussultano spesso alla chiara voce d’oro
del timbro mattutino, che batte e batte ancora
il suo ritornello metallico nel suo globo di vetro…
– Poi, la camera è gelata… si vedono strascicare a terra,
sparsi intorno ai letti, abiti da lutto
L’aspro vento d’inverno che si lamenta sulla soglia
soffia nella casa il suo alito malinconico!
Si sente, in tutto ciò, che manca qualcosa…
– Non c’è dunque madre per questi bambini,
di madre dal fresco sorriso, dagli sguardi trionfanti?
Ha dunque dimenticato, la sera, sola e china,
di ravvivare una fiamma dalla cenere rimossa,
di ammassare su di loro la lana e il piumino
prima di lasciarli gridando: perdono.
Non ha previsto il freddo mattutino,
né ben chiuso la soglia al vento invernale?…
– Il sogno materno è il tiepido tappeto,
è il nido cotonato dove i bambini rannicchiati,
come bei uccelli che i rami cullano,
dormono il loro dolce sonno pieno di visioni bianche!…
– E là, – è come un nido senza piume, senza calore,
dove i piccoli hanno freddo, non dormono, hanno paura;
un nido che deve aver gelato il vento amaro…
III
Il vostro cuore l’ha compreso: – questi bambini sono senza madre.
Più madre in casa! – e il padre è ben lontano!…
– Una vecchia serva, allora, se ne è presa cura.
I piccoli sono tutti soli nella casa gelata;
orfani di quattro anni, ecco che nel loro pensiero
si sveglia, a poco a poco, un ricordo ridente…
È come un rosario che si sgrana pregando:
– Ah! che bella mattina, quella mattina dei doni!
Ognuno, durante la notte, aveva sognato i suoi
in qualche strano sogno dove si vedevano giocattoli,
dolciumi vestiti d’oro, gioielli scintillanti,
turbinare, danzare una danza sonora,
poi fuggire sotto le tende, poi riapparire ancora!
Ci si svegliava al mattino, ci si alzava gioiosi,
le labbra golose, stropicciandosi gli occhi…
Si andava, i capelli arruffati sulla testa,
gli occhi tutti raggianti, come nei grandi giorni di festa,
e i piccoli piedi nudi sfiorando il pavimento,
alle porte dei genitori dolcemente bussare…
Si entrava!… Poi allora gli auguri… in camicia,
i baci ripetuti, e l’allegria permessa!
IV
Ah! era così incantevole, quelle parole dette tante volte!
– Ma come è cambiata, la casa di un tempo:
un grande fuoco crepitava, chiaro, nel camino,
tutta la vecchia camera era illuminata;
e i riflessi vermigli, usciti dal grande focolare,
sui mobili verniciati amavano volteggiare…
– L’armadio era senza chiavi!… senza chiavi, il grande armadio!
Si guardava spesso la sua porta bruna e nera…
Senza chiavi!… era strano!… si sognava molte volte
ai misteri che dormono tra i suoi fianchi di legno,
e si credeva di udire, in fondo alla serratura
spalancata, un rumore lontano, vago e gioioso mormorio…
– La camera dei genitori è ben vuota, oggi
nessun riflesso vermiglio sotto la porta ha brillato;
non ci sono genitori, né focolare, né chiavi prese:
dunque, niente baci, niente dolci sorprese!
Oh! che triste sarà per loro il giorno dell’anno!
– E, tutti pensosi, mentre dai loro grandi occhi azzurri,
silenziosamente cade una lacrima amara,
mormorano: «Quando dunque ritornerà nostra madre?»
V
Ora, i piccoli sonnecchiano tristemente:
voi direste, a vederli, che piangono dormendo,
tanto i loro occhi sono gonfi e il loro respiro penoso!
I piccolissimi bambini hanno il cuore così sensibile!
– Ma l’angelo delle culle viene ad asciugare i loro occhi,
e in quel pesante sonno mette un sogno gioioso,
un sogno così gioioso, che il loro labbro socchiuso,
sorridente, sembrava mormorare qualcosa…
– Sognano che, chinati sul loro piccolo braccio rotondo,
dolce gesto del risveglio, avanzano la fronte,
e il loro vago sguardo tutto intorno a sé si posa…
Si credono addormentati in un paradiso rosa…
Al focolare pieno di lampi canta gaio il fuoco…
Dalla finestra si vede laggiù un bel cielo azzurro;
la natura si sveglia e si inebria di raggi…
La terra, seminuda, felice di rivivere,
ha brividi di gioia ai baci del sole…
E nella vecchia casa tutto è tiepido e vermiglio
Gli abiti scuri non ingombrano più la terra,
il vento sotto la soglia ha finito per tacere…
Si direbbe che una fata è passata in tutto ciò!…
– I bambini, tutti gioiosi, hanno gettato due gridi… Là,
presso il letto materno, sotto un bel raggio rosa,
là, sul grande tappeto, risplende qualcosa…
Sono medaglioni argentati, neri e bianchi,
di madreperla e di giaietto dai riflessi scintillanti;
di piccole cornici nere, corone di vetro,
con tre parole incise in oro: «A NOSTRA MADRE!»
Arthur Rimbaud
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-i-doni-dei-orfani-arthur-rimbaud/
