Che io prenda un momento di riposo? Impossibile.
Corano, Zend-Avesta, libri sibillini, Bibbia,
Talmud, Toledot Yeshu, Veda, leggi di Manu,
Bramini sanguinari, santoni che piegano il ginocchio,
I racconti, i romanzi, i terrori, le credenze,
Le superstizioni che frugano le coscienze,
Posso non sentire questi scavi profondi?
Ne ho la mia parte. Vitelli d’oro, sfingi, chimere, grifoni,
I principi dei demoni e i principi dei preti,
Sinodi, sinedri, vili muftì, scribi traditori,
Coloro che degli imperatori benedicevano i soldati,
Coloro che Tiberio pagava e che pagavano Giuda,
Coloro che tenderebbero ancora a Socrate il calice,
Coloro che ridarebbero a Gesù il Calvario,
Tutti quei sadducei, tutti quei farisei,
Quegli angeli, che Satana riconosce per suoi,
Tutto ciò, è ovunque. È la potenza oscura.
Piaga enorme che fa un’abietta puntura!
Questo controsenso: Dio vero, dogmi falsi; bruciore
Della menzogna che si è insinuata nella ragione!
Prurito sanguinante, incurabile, eterno,
Che sente l’uomo nell’anima e l’uccello sotto l’ala!
Oh! L’infame travaglio! Qui Maometto; là
Questa testa, Wesley, su questo corpo, Loyola;
Cisneros e Calvino, di cui si sentono le bruciature.
O falsi rivelatori! O ciarlatani! I vostri modi
Sono loschi, e i vostri passi sono tortuosi; il terrore,
E non l’amore, tale è il fondo della vostra legge;
Voi fate grimace l’eterna figura;
Voi nascete dal sepolcro, e si sente che l’augure
E l’indovino sono pieni dell’ombra del sepolcro,
E che tutti quei sognatori, compagni del corvo,
Tutti quei fakiri di Ombos, di Stambul e di Roma,
Non hanno potuto far cadere tante favole sull’uomo
Se non scuotendo le pieghe sinistre dei sudari.
Dio non essendo scorto che dagli astri soli,
I pensatori, sapendo bene che egli è là sotto i suoi veli,
Hanno sempre consigliato di credere alle stelle;
Dio, è un luogo chiuso di cui l’aurora ha la chiave,
E la religione, è il cielo contemplato.
Ma voi non volete, preti, di questa chiesa.
Voi volete che la terra nel vostro libro legga
Tutti i vostri sogni, Moloch, Venere, Eva, Astarte,
Invece di leggere sulla fronte dei cieli la verità.
Di qui la fede cambiata in credulità; l’anima
Che eclissa la ragione in una fiamma oscura;
Di qui tanti esseri neri che serpeggiano nella notte.
L’impostura, per cui il vero tempio è distrutto,
È un colosso fatto d’un ammasso di pigmei;
Le cavallette sono spaventose armate;
O magi greci, romani, pagani, indù, ebrei,
Il genere umano, coperto di roditori tenebrosi,
Sente allargarsi su di sé le vostre orde invisibili;
Voi gli fate sognare tutti gli inferni possibili;
Il popolo sventurato vede nel suo incubo
Sorgere Torquemada quando scompare Omar.
Nessun riposo. Voi amate le tenebre utili,
E vi vagate, vili e vincitori, o rettili!
Su tutta questa terra, in ogni luogo, nei boschi,
Nel letto nuziale, nell’alcova dei re,
Nei campi, sotto l’altare sacro, nella cella,
Ciò che si trascina, cova, schiude, va, viene, pullula,
Siete voi. Voi volete tutto, voi sapete tutto; dannare,
Benedire, prendere, giurare, ingannare, servire, regnare,
Brillare persino; strisciare non impedisce di brillare.
Sussurro hideux! Vi sento stormire.
Voi mangiate la vostra preda enorme con gioia,
E vi chiamate tra voi monsignore.
L’acaro al cirono deve dare dell’altezza.
Qualunque siano la vostra ombra e la vostra piccolezza,
Io indovino, nonostante le vostre cure per nascondervi,
Che siete su di noi, e vi sento camminare
Come si sente muoversi i minatori nella miniera,
E non posso dormire, tanto odio la vermina!
Voi siete ciò che odia, ciò che morde, ciò che mente.
Voi siete l’implacabile e nero brulichio.
Voi siete quel prodigio atroce, l’inafferrabile.
Che si supponga viventi tutti i vili granelli di sabbia,
Quelli sarete voi. Niente, tutto. Zero, milioni.
L’orrore. Meno che vermi e più che leoni.
L’insetto formidabile. O mostruoso contrasto!
Nessun nano più misero, nessun potere più vasto.
L’universo è vostro, poiché voi lo riempite.
Voi possedete i giorni futuri, i giorni passati,
Il tempo, l’eternità, il sonno, l’insonnia.
Voi siete l’innumerevole, e, nell’ombra infinita,
Fetidi, sulle nostre pelli mescolando i vostri piccoli passi,
Vi moltiplicate; e io non comprendo
Per quale scopo Dio abbia consegnato gli imperi, il mondo,
Le anime, i bambini che drizzano la loro testa bionda,
I templi, i focolari, le vergini, gli sposi,
L’uomo, all’spaventevole immensità dei pidocchi.
Il 26 luglio 1874.
Victor Hugo
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-i-bonzi-victor-hugo/
