Geova o l’idea di Dio

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Armonie poetiche e religioseTemi ReligioneEpoca XIX secolo

Sinai! Sinai! quale notte sulla tua cima!
Quali lampi, sui tuoi fianchi, abbagliano gli occhi!
I neri vapori dell’abisso
Rotolano in pieghe sanguigne le loro onde nei tuoi cieli!
La nube infiammata
Dove la tua fronte si perde
Vomita il fumo
Come un pagliaio verde;
Il cielo da cui sfugge
Lampo su lampo,
E simile al ferro
Che il martello batte,
Lanciando colpi su colpi
La notte, la luce,
Si vela o si rischiara,
Si apre o si restringe,
Come la palpebra
D’un uomo in collera!

Un uomo, un uomo solo risale i tuoi fianchi che rimbombano,
Invano i tuoi mille echi tuonano e si rispondono,
I suoi sguardi sicuri non si voltano!
Un popolo intero smarrito lo guarda dal basso;
Fino ai luoghi dove la tua cima e il cielo si confondono,
Egli sale, e la tempesta avvolge i suoi passi!
La nube scoppia;
Il suo ardente quadrello
Zampilla come un gladio
Che esce dal fodero!
I fulmini portati
Sulle sue pieghe mobili,
A caso gettati
Dai quattro venti,
Tra loro urtati,
Partono in ogni senso,
Come uno stormo
D’aquilotti agguerriti
Che un rumore di mischia
Ha d’un tratto sorpresi,
Che, battendo l’ala,
Volano alla rinfusa
Intorno ai loro nidi,
E lungi dalla madre,
La morte negli artigli,
Si slanciano dal nido
Levando grida!
Il cedro s’infiamma,
Grida, scoppia, schiaccia
La sua ardente base
Sotto le sue braccia fumanti!
La fiamma in colonna
Sale, turbina,
Ricade e ribolle
In fuochi spumanti;
La lava serpeggia,
E di pendio in pendio
Stende il suo focolare;
La montagna ardente
Sembra ondeggiare;
Il firmamento raddoppia
I fuochi di cui risplende;
Ogni sguardo si turba,
Tutto muore o tutto fugge;
E l’aria che s’infiamma,
Ripiegando la fiamma
Intorno all’alto luogo,
Va di luogo in luogo
Dove il vento la caccia,
A seminare nello spazio
Brandelli di fuoco!

Sotto questo sipario ardente che lo vela e lo rischiara,
Mosè solo, vivo, ha osato seppellirsi;
Quale sguardo scruterà questo terribile mistero?
Tra l’uomo e il fuoco che cosa si compirà?
Dissipate, vani mortali, lo spavento che vi atterra!
È Geova che esce! Egli scende in mezzo
Alle tempeste e al tuono!
È Dio che si sceglie il suo popolo sulla terra,
È un popolo in ginocchio che riconosce il suo Dio!

L’Indiano, elevando la sua anima
Alle volte del suo cielo d’azzurro,
Adora l’eterna fiamma
Presa dal suo focolare più puro;
Al primo raggio dell’aurora,
Si inchina, canta, adora
L’astro da cui fluisce il giorno;
E la sera, la sua triste palpebra
Sul sepolcro della luce
Piange con lacrime d’amore!

Sulle spiagge che il Nilo inonda,
Dei deserti il credulo fanciullo,
Bruciato dalla fiaccola del mondo,
Adora un più dolce firmamento.
Amante delle sue notti solitarie,
Per il suo culto amico dei misteri,
Egli attende l’ombra nei cieli,
E dal seno delle sabbie aride
Innalza piramidi
Per contare da più vicino i suoi dèi.

La Grecia adora i bei sogni
Dal suo dolce genio inventati;
E le sue misteriose menzogne,
Ombre piene di verità!
Nascono sotto il suo fecondo alito
Tanti dèi quanti l’anima umana
Ha terrori e desideri;
Il suo genio innamorato d’idoli
Dà l’essere a tutti i simboli,
Crea un dio per tutti i sospiri!

Sahara! sulle tue polverose onde
Dove vanno dai quattro punti dei venti
Le tue carovane più numerose
Delle sabbie dei tuoi deserti?
È il cieco figlio del profeta,
Che va sette volte a battere il capo
Contro la soglia del suo santo luogo!
Il deserto invano si solleva,
Sotto la tempesta o sotto il gladio:
Moriamo, dice, Dio solo è Dio!

Sotto i verdi salici dell’Eufrate,
Che cosa piange questo popolo esiliato?
Non è la Giudea ingrata,
I pozzi inariditi di Siloe!
È il culto dei suoi antenati!
La sua arca, il suo tempio, i suoi sacerdoti,
Il suo Dio che oggi lo dimentica!
Il suo nome è in tutti i suoi cantici;
E le sue arpe malinconiche
Si ricordano solo di lui!

Se ne ricordano ancora,
Ora che delle nazioni
Questo popolo esiliato dall’aurora
Sopporta le derisioni!
Invano, stanco di proscriverlo,
Lo straniero con un amaro sorriso
Perseguita i suoi creduli figli;
Come l’acqua bevendo questa offesa,
Questo popolo trascina una speranza
Più forte dei suoi duemila anni!
Il selvaggio fanciullo delle savane,
Informe abbozzo degli umani,
Prima di elevare le sue capanne,
Si modella un dio con le sue mani;
Se, cacciato dalle rive del fiume
Dove l’orso, dove la tigre si abbevera,
Emigra sotto altri cieli,
Carico dei suoi dèi tutelari:
Camminiamo, dice, ossa dei nostri padri,
La patria è dove sono gli dèi!

E di che cosa parlate, marmi, bronzi, portici,
Colonne di Palmira o di Persepoli?
Panteon sotto la cenere o l’onda sepolti,
sì vuoti ora, un tempo sì pieni!
E voi, di cui cerchiamo le lettere simboliche,
D’un passato senza memoria incerte reliquie,
Misteri d’un vecchio mondo in misteri scritti?
E voi, templi in piedi, superbe basiliche,
Cui un soffio divino anima i portici?

Voi ci parlate degli dèi! degli dèi! degli dèi ancora!
Ogni altare ne porta uno, che un santo delirio adora,
Olocausto eterno che ogni luogo sembra offrire.
L’uomo e gli elementi, pieni di questo solo mistero,
Non hanno avuto che un pensiero, un’opera sulla terra:
Confessare questo essere e morire!

Ma se l’uomo occupato di quest’opera suprema
Esaurisce ogni lingua a nominare il solo Grande,
Ah! quanto la natura, nel suo stesso silenzio,
Lo nomina meglio ancora al cuore che lo comprende!
Volete, o mortali, che questo Dio si proclami?
Calpestate la cenere dove dorme il Panteon
E il libro dove l’orgoglio compita invano il suo nome!
Dell’astro del mattino il più pallido raggio
Su questo divino mistero illumina più la vostra anima
Che la lampada dalla falsa luce che veglia con Platone.

Salite su queste altezze da cui i fiumi scendono
E di cui i mari d’azzurro bagnano i piedi dorati,
Nell’ora in cui i raggi sulle loro pendici si stendono,
Come una rete intrisa stillante sui prati!

Quando tutto intorno a voi sarà splendore e gioia,
Quando le tiepide reti delle ore di mezzogiorno,
Avvolgendovi come un mantello di seta,
Faranno sbocciare il vostro sangue intiepidito!

Quando la terra esalando la sua anima balsamica
Del suo profumo vitale inebrierà i vostri sensi,
E che l’insetto stesso, intonando il suo cantico,
Ronzerà d’amore sui germogli nascenti!

Quando i vostri sguardi immersi in una vaga atmosfera,
Così come il delfino nel suo azzurro natale,
Flutteranno incerti tra l’onda e la terra,
E dei cieli di zaffiro e dei mari di cristallo,

Ascoltate nei vostri sensi, ascoltate nella vostra anima
E nel puro raggio che dall’alto vi ha brillato!
E dite se il nome che questo inno proclama
Non è anche così vivente, così divino come lui?

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-geova-o-lidea-di-dio-alphonse-de-lamartine/