Evocazione

Poesi di Charles Cros Raccolta Il collare di artigliEpoca XIX secolo

Ho ascoltato a lungo i tuoi dolci sussurri,
Musa o demone dei giorni attuali. Ma tu menti!
Venite Ninfe, con le vostre lunghe chiome;
Cantate, usignoli morti un tempo tra i rami,
Profumi d’un tempo, profumi di laggiù: la mia noia
Vuole obliarsi, in voi, degli odori di oggi.

Venite Silvani, venite Fauni, venite Driadi!
Abbiamo tanto sofferto di vivere in questi tempi scialbi.
Venite Driadi e Silvani! danzate in cerchio
Sui prati! Vieni, Bacco, e rideremo
Vieni! Che fai laggiù, in fondo all’Asia?
Le tue donne ubriache, e le tue tigri?… fantasia
Di vetiver, di muschio, di betel, di sandalo;
Queste donne con i loro ornamenti di metallo,
Questi rubini, questi zaffiri, questi fiori, veleno che culla,
Non valgono l’Europa impassibile e perversa.

Vieni! Ecco ergersi la grande quercia, il pino;
Vieni al paese felice del vino fresco, del buon pane.

Ecco l’Ellade! Avremo feste
Più chiare dei più bei sogni dei profeti.
Vieni dunque a vedere questi ruscelli, questo cielo, questi olivi,
Questi monti da cui si sono tratti i marmi invidiati.

Passeggiamo. Vedi dunque questi uomini e queste donne
Di cui resteranno sempre le forme e le anime;
Le donne, attraverso il sipario dei canneti,
Che nuotano, cicalando più forte degli uccelli;
Gli uomini, recitando versi sotto i portici,
Si interrompono con ridenti critiche.
Seguono il cammino che costeggiano i sepolcri,
Perché in questo paese, anche i morti sono belli;

E Platone, attraverso la barba dalle onde bionde,
Melodiosamente, dice il canto dei mondi.
Prasitele se ne va, laggiù, con Venere
Che ha scolpito e a cui deve ben i suoi seni nudi…
Al mercato, colorato di limoni, di pomodori,
Vedi quelle mercantesse dal naso dritto, dai pallori opachi;
Aristofane ride e litiga con
Queste fruttivendole senza vergogna dal purissimo accento greco.
Basta con i vostri sacchetti, figlie della Tessaglia!
Andiamo più lontano, passiamo il vicolo sporcato
Dai torsoli di cavolo e dai baccelli di pisello.
Andiamo più lontano ancora, andiamo nei luoghi
Dove il flauto sospira, dove l’arpa risuona.
Oh! non è Orfeo, Omero né nessuno
Che ci faranno sentire qui, ma canzoni
Che si dimenticano e sempre si rifaranno. Passiamo.

E questi templi e questi monumenti di vittoria
Inaspettata, a cui la ragione non avrebbe potuto credere!
Su questi marmi ambrati, quali parole rosse si leggono?
Morti a Platea, a Salamina, a Maratona!

Sono i ricordi immortali delle battaglie
Dove diecimila Ateniesi – ossia diecimila canaglie,
Uccisero per caso centomila buoni Persiani
Ben armati, ben nutriti, ben schierati, ben pesanti.

L’Agorà! come si litiga, ci si agita!
Ma conosco troppo bene questa marea umana;
Ho sognato, Bacco? Queste parole, queste grida,
Questi uomini d’affari, mi ricordano Parigi.

Venite Silvani, venite Fauni, venite Driadi!
Venite! I giorni presenti non saranno più così scialbi.
Mettetevi la cravatta, Silvani; Fauni, mettetevi i guanti;
Driadi, mostrateci i vostri cappelli arroganti,
Andiamo a cena, Bacco! Parigi vale bene Atene.
Lascio senza rimpianti le mie visioni lontane.

Oh! Cullami sempre con i tuoi sussurri,
Musa o demone dei giorni attuali e incantevoli.

Charles Cros

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-evocazione-charles-cros/