… Sii tu stesso il tuo carnefice;
non affidare ad altri la cura di martirizzarti,
mai a nessuno. Dà il tuo unico bacio
alla disperazione; scatena in te l’aspro bestemmiare;
forza la tua anima, sbattila contro lo scoglio:
i mali del cuore, quando li esasperi, li comandi;
la vita, ahimè! non si corregge né si emenda
se non quando la volontà la atterra d’orgoglio.
La sua norma è il dolore. Ahimè! chi vi si rassegna?
– Certo, voglio esacerbare i mali in me.
Come un tempo i grandi cristiani, morsi dalla fede,
si torturavano con fervore maligno,
voglio bere le sofferenze come un veleno
vivo e folle; flagellerò con la mia angoscia
i miei poveri giorni, come un campanaccio di parrocchia
si esalta a spargere il lutto sull’orizzonte.
Questo eroismo intimo e bizzarro mi attrae:
prepararsi la pena e provocare il proprio male
con accanimento, e domare l’animale
di miseria e di paura, che nel cuore si specchia
sempre; raddrizzarsi crudi, ma contro se stessi,
vincitori di qualcosa infine, e meno languidi
e meno banalmente in estasi del vuoto.
– Sii il tuo potere, sii il tuo tormento, sii il tuo spavento.
E poi, ci sono campi di ostilità tentatrici
che uomini di marmo, con mani forti,
hanno coltivato; ci sono terribili cammini,
dove i loro gridi violenti e le loro marce battenti
sono uditi: è là che, su qualche roccia vermiglia,
la sera accende, in lontananza, il sangue e le stragi
e che brillano, tra liane appassite,
lucidi coltelli di crimine e di sole!
Emile Verhaeren
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-dialogo-emile-verhaeren/
