Desiderio

Poesi di Alphonse De Lamartine Raccolta Armonie poetiche e religioseEpoca XIX secolo

Ah! se avessi parole,
immagini, simboli,
per dipingere ciò che sento!
Se la mia lingua, impacciata
nel rivelare il mio pensiero,
potesse creare accenti!

Legge santa e misteriosa!
Un’anima melodiosa
anima tutto l’universo;
ogni essere ha la sua armonia,
ogni stella il suo genio,
ogni elemento i suoi concerti.

Non hanno che una voce, ma pura,
forte come la natura,
sublime come il suo Dio;
e, benché sempre la stessa,
Signore, questa voce suprema
si fa udire in ogni luogo.

Quando i venti sibilano sull’onda,
quando il mare geme o tuona,
quando il fulmine rintrona,
tutti ignoranti come siamo,
chi di noi, figli degli uomini,
chiede che cosa hanno detto?

Uno ha detto: «Magnificenza!»
L’altro: «Immensità! potenza!»
L’altro: «Terrore e collera!»
Uno è fuggito davanti al suo volto,
l’altro ha detto: «La sua ombra passa:
cieli e terra, tacete!»

Ma l’uomo, tua creatura,
lui che comprende la natura,
per parlare non ha che parole,
parole senza vita e senza ali,
del suo pensiero immortale
troppo perituri echi!

La sua anima è come la tempesta
che rumoreggia nella nube
e non può scoppiare,
come l’onda prigioniera
che batte e biancheggia la sua riva
e non può superarla.

Si logora e si consuma
come un’aquila i cui vanni
non sarebbero ancora cresciuti,
il cui occhio aspira alla sua sfera,
e che striscia sulla terra
come un rettile intorpidito.

Ah! ciò che agli angeli invidio
non è l’eterna vita,
né il loro glorioso destino:
è la lira, è l’organo
per cui anche un cuore profano
può cantare l’inno senza fine!

Qualcosa in me sospira,
dolce come lo zefiro
che la notte lascia esalare,
sublime come l’onda,
o come il fulmine che tuona;
e il mio cuore non può parlare!

Oceano, che sulle tue rive
spandi le tue onde piangenti,
rami mormoranti dei boschi,
fulmine di cui la nube è piena,
ruscelli dal molle respiro,
ah! se avessi la vostra voce!

Se soltanto, o anima mia,
questo Dio di cui l’amore t’infiamma
come il fuoco, l’aquilone,
al fervido zelo che t’accende
concedesse, in un’estasi,
una parola per dire il suo nome!

Il suo nome, quale la natura
senza parola lo mormora,
quale lo sanno i cieli;
questo nome che l’aurora vela,
e di cui la stella alla stella
è l’eco melodioso;

gli uragani, il tuono,
i mari, i fuochi e la terra
tacerebbero per ascoltarlo;
gli aerei, rapiti d’udirlo,
si fermerebbero per apprenderlo,
i cieli per ripeterlo.

Questo nome solo, ridetto senza posa,
solleverebbe la mia tristezza
in questa valle di dolori;
e direi senza lamentarmi:
«Il mio ultimo giorno può spegnersi,
ho detto la sua gloria, e muoio!»

Alphonse de Lamartine

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-desiderio-alphonse-de-lamartine/