Contro Denise Strega

Poesi di Pierre De Ronsard Raccolta OdiEpoca XVI secolo

L’inimicizia che ti porto,
Supera quella, tanto è forte,
Degli agnelli e dei lupi,
Vecchia strega svergognata,
Che i carnefici hanno frustata
Disonorandoti di colpi.

Traendo dietro a te una calca
D’uomini e di donne folta,
Mostravi nudo il fianco,
E mostravi nudo per la strada
Lo stomaco, e la spalla nuda
Arrossata di sangue.

Ma la pena fu ben piccola,
Se si pesa il tuo merito:
Il Cielo non doveva
Perdonare a sì vile testa,
Anzi doveva con la sua tempesta
Schiacciarla giù.

La Terra madre ancora piangente
Dei Giganti la morte violenta
Bruciati dal fuoco dei cieli,
(Traendoti dal suo ventre a stento)
Ti generò, vecchia, per l’odio
Che portava agli Dèi.

Tu sai quanto valga mescolata
La droga che ci è data
Dai paesi caldi,
E in qual mese, in quali ore
I fiori delle donne sono migliori
Al filtro amoroso.

Nessuna erba, sia essa ai monti,
O sia velenosa alle campagne,
Ai tuoi occhi stregoneschi sfugge,
Che hai mille volte tagliata
D’una falce di bronzo ricurva,
Ansante contro la notte.

La sera, quando la Luna frusta
I suoi cavalli per la notte muta,
Piena di rabbia, allora
Velando la tua furiosa testa
Della pelle d’una strana bestia
Ti scagli fuori.

Al solo soffio del suo alito
I cani atterriti per la pianura
Aguzzano i loro latrati:
I fiumi controcorrente indietreggiano,
I lupi spaventosamente urlano
Dietro a te per i boschi.

Allora per i luoghi solitari,
E per l’orrore dei cimiteri
Dove più spesso tu bazzichi,
Al suono dei versi che mormori
I corpi dei morti tu dis-immuri
Dai loro sepolcri rinchiusi.

Vestendo di uno l’immagine vana
Vieni a atterrire con una pena
(Ribattendo un sortilegio)
Qualche vedova che si tormenta,
O qualche madre che lamenta
Il suo unico erede morto.

Tu fai che la Luna incantata
Cammini per l’aria tutta argentata,
Dardeggiandole da quaggiù
Tale colore alle guance pallide,
Che il suono di mille cimbali
Non distoglierebbe.

Tu sei il terrore del villaggio:
Ognuno temendo il tuo sortilegio
Ti chiude la sua casa,
Tremando di paura che tu non macchi
I suoi buoi, le sue pecore e le sue vacche
Col sugo del tuo veleno.

Ho visto spesso il tuo occhio sinistro,
Tre volte guardando da lontano pascolare
La guida del gregge,
Stregarla in tal modo,
Che subito dopo la vidi morta
E i vermi sulla pelle.

Come te, Medea esecrabile
Fu ben qualche volta utile:
I suoi veleni hanno servito,
Rinverdendo di Esone la scorza:
Al contrario, tu m’hai per forza
La mia bella primavera rapita.

Dèi! se lassù pietà dimora,
In ricompensa che ella muoia,
E le sue ossa infamate
Private dell’onore di sepoltura,
Siano degli uccelli ingordi pastura,
E dei cani affamati.

Pierre de Ronsard

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-contro-denise-strega-pierre-de-ronsard/