Benedizione

Poesi di Charles Baudelaire Raccolta I fiori del maleTemi VitaEpoca XIX secolo

Quando, per un decreto delle potenze supreme,
Il Poeta appare in questo mondo annoiato,
Sua madre atterrita e piena di bestemmie
Stringe i pugni verso Dio, che la prende in pietà:

«Ah! perché non ho partorito un nodo di vipere,
Piuttosto che nutrire questo scherno!
Maledetta sia la notte dai piaceri effimeri
In cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

Poiché tu mi hai scelta tra tutte le donne
Per essere il disgusto del mio triste marito,
E non posso rigettare nelle fiamme,
Come un biglietto d’amore, questo mostro rachitico,

Farò ricadere il tuo odio che mi opprime
Sullo strumento maledetto delle tue malvagità,
E torcerò così bene questo albero miserabile,
Che non potrà più spingere i suoi germogli pestilenziali!»

Ella così inghiotte la schiuma del suo odio,
E, non comprendendo i disegni eterni,
Ella stessa prepara in fondo alla Geenna
I roghi consacrati ai crimini materni.

Tuttavia, sotto la tutela invisibile di un Angelo,
Il Fanciullo diseredato si inebria di sole,
E in tutto ciò che beve e in tutto ciò che mangia
Ritrova l’ambrosia e il nettare vermiglio.

Gioca con il vento, conversa con la nuvola,
E si inebria cantando della via della croce;
E lo Spirito che lo segue nel suo pellegrinaggio
Pianghe nel vederlo gaio come un uccello dei boschi.

Tutti quelli che vuole amare lo osservano con timore,
Oppure, facendosi arditi della sua tranquillità,
Cercano chi saprà strappargli un lamento,
E fanno su di lui la prova della loro ferocia.

Nel pane e nel vino destinati alla sua bocca
Mescolano della cenere con impuri sputi;
Con ipocrisia gettano ciò che egli tocca,
E si accusano di aver messo i piedi nelle sue orme.

Sua moglie va gridando per le pubbliche piazze:
«Poiché mi trova abbastanza bella per adorarmi,
Farò il mestiere degli idoli antichi,
E come loro voglio farmi indorare;

E mi inebrierò di nardo, d’incenso, di mirra,
Di genuflessioni, di carni e di vini,
Per sapere se posso in un cuore che mi ammira
Usurpare ridendo gli omaggi divini!

E, quando mi annoierò di queste farse empie,
Poserò su di lui la mia fragile e forte mano;
E le mie unghie, simili alle unghie delle arpie,
Sapranno fino al suo cuore aprirsi un cammino.

Come un giovanissimo uccello che trema e che palpita,
Strapperò quel cuore tutto rosso dal suo petto,
E, per saziare la mia bestia preferita,
Glielo getterò a terra con disdegno!»

Verso il Cielo, dove il suo occhio vede un trono splendido,
Il Poeta sereno leva le sue braccia pie,
E i vasti lampi del suo spirito lucido
Gli nascondono l’aspetto dei popoli furiosi:

«Siate benedetto, mio Dio, che date la sofferenza
Come un divino rimedio alle nostre impurità
E come la migliore e la più pura essenza
Che prepara i forti alle sante voluttà!

So che voi serbate un posto al Poeta
Nelle schiere beate delle sante Legioni,
E che lo invitate all’eterna festa,
Dei Troni, delle Virtù, delle Dominazioni.

So che il dolore è l’unica nobiltà
Che la terra e gli inferni non intaccheranno mai,
E che per intrecciare la mia corona mistica
Bisogna impiegare tutti i tempi e tutti gli universi.

Ma i gioielli perduti dell’antica Palmira,
I metalli sconosciuti, le perle del mare,
Montati dalla vostra mano, non potrebbero bastare
A questo bel diadema abbagliante e chiaro;

Poiché esso non sarà fatto che di pura luce,
Attinta al focolare santo dei raggi primitivi,
E di cui gli occhi mortali, nella loro intera splendore,
Non sono che specchi offuscati e lamentosi!»

Charles Baudelaire

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-benedizione-charles-baudelaire/