Anima vile

Poesi di Victor Hugo Epoca XIX secolo

A forza d’insultare i valorosi e i giusti,
A forza di blandire i tradimenti augusti,
A forza d’essere abietto e d’accozzare mucchi
Di sofismi immondi ai più neri attentati,
Quest’uomo spera di raggiungere le grandezze; si affanna
a passare per scellerato, lui che è solo un buffone.
Questo pedagogo aspira al grado di furfante.
Questo retore, verme di terra e di lettere, pasquino
che s’accanisce contro di noi e di cui sempre ridemmo,
cerca d’essere promosso complice dei grandi delitti.
Scherniva l’arte, ed è del tutto naturale in verità,
la bruttezza è cieca e sorda alla bellezza.
Ma essere un idiota non può più bastargli,
è geloso della tigre alla quale la paura dice: sire!
Vuole essere anche lui senatore delle foreste;
vuole avere, come Montluc o Verre,
la sua caverna o la sua gabbia con grate e trabocchetti
nell’enorme menagerie dei satrapi.
Ah via, perdi tempo e fatica, buffone!
Aliboron non diventa facilmente Behemoth;
il burlesco non è facilmente sinistro;
fossi pure assassino, resteresti un pedante.
Quando questi esseri sanguinari che ti piace invidiare,
Mammoni che Tacito odia e che Cuvier ammira,
sono là, briganti e dèi, non si entra d’un balzo
nella loro spaventevole e regale assemblea.
Diventare storico! Impossibile per te.
Uscire dal semplice disprezzo e contare nel terrore,
tu, mai! La tua fronte bassa esclude quel nero pennacchio.
Il tuo destino è d’essere, giovane, inetto; e, vecchio, rimbambito.
Verso il vero avanzamento non hai fatto un passo;
ti gonfi, rospo, ma non cresci;
se Mirmidone crescesse, sarebbe disordine;
riesci a strisciare senza riuscire a mordere.
La natura non ha forza da spendere
per farti crescere e farti sviluppare.
Come! Non è forse l’impassibile natura?
Perché dei girini, nutriti di putredine,
auspicano diventare draghi e caimani,
essa acconsentirebbe a questi ingrandimenti!
Il verme sarebbe boa! L’ostrica diventerebbe idra!
Locusta avvelenava il vino, e non il sidro;
l’inferno fece Aretino terribile, e non Brusquet.
Un aborto non può che abortire. Il botolo
si sforza d’essere lupo, ma si ferma per strada.
Il cielo misterioso fa dei ghepardi senza dubbio,
dei fieri leoni banditi, peggiori dei demoni,
degli elefanti, degli orsi; ma consegna i monti,
le caverne e i boschi alla loro maestà tetra!
Ma ha bisogno dello spazio e delle sabbie senza confine
e dell’immenso deserto per slacciar loro la museruola!
Il gatto che vuol ruggire non può che miagolare;
invano copierebbe il grande giaguaro lirico
errante sulla scogliera ai bordi dei mari d’Africa,
e la pantera orribile, e la lince maculata;
Dio non fa salire fino alla dignità
di crimine, di furia e di scelleratezza,
questa malvagità fatta di piccineria.
Le montagne, frontoni e muri di granito nero
da cui cadono gli orribili torrenti, riderebbero nel vedere
questo acchiappatopi aggirarsi sul loro grondaie.
Un nano non diventa gigante in anticamera.
Per essere un animale pericoloso e potente,
bisogna che un grande raggio cada su di voi; il male
non arriva sempre alla sua gloria immonda.
Dio tollera, è vero, la creazione nera,
ma quelli piatti come te non sono esauditi.
Non riuscirai, buffone, a gonfiarti abbastanza
per essere un pitone vasto e cupo in fondo ai fanghi;
non eguaglierai mai quei rettili strani
il cui occhio è simile alle feritoie dell’inferno.
Resterai brutto, debole e molle. Il sole
disprezza la lucertola, candidata coccodrillo.

Sii un cuore mostruoso, ma resta un’anima vile.

Victor Hugo

Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.

Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-anima-vile-victor-hugo/