L’acero dal torso duro e forte,
intacca il ferro che lo assale,
e, nonostante taglio dopo taglio,
resiste ai più grandi colpi del Nord.
L’inverno, il cui corso si eterna,
di brina e di neve ha tessuto
il sudario dell’albero ghiacciato.
L’acero è morto! urla la bora.
L’acero è morto! proclama al sole
la quercia orgogliosa che si slancia.
L’acero prepara in silenzio
il trionfo del suo risveglio.
Sotto il velluto aspro dei muschi
la ferita antica è guarita,
e la linfa d’un tronco ferito
esplode in gloriose gemme.
Dalle profondità d’un ricco fondo,
l’albero cresce; sembra che voglia
ingrandire, di foglia in foglia,
il miracolo d’un cuore fecondo.
È bastata solo un’ora calda
perché d’un tratto si vedesse fiorire,
sui boccioli, lenti ad aprirsi,
la porpora, l’oro e lo smeraldo.
L’acero vive! canta nel suo volo
tutto il coro delle foreste in festa:
l’acero, dal ceppo alla cima
freme al canto dell’usignolo.
Contro la bora e la valanga,
il re maestoso dei boschi
ha preso, e riprenderà cento volte,
la sua vittoriosa rivincita.
L’acero simboleggia bene
la soprannaturale resistenza
di questa aspra stirpe di Francia
che cresce in pieno suolo canadese:
Robusta e feconda nutrice
il cui fianco, tante volte ferito,
dei duri colpi d’un fiero passato
porta l’illustre cicatrice.
Charles-Nérée Beauchemin
Traduzione generata da Poésies 123 con il supporto del modello di intelligenza artificiale deepseek-chat.
Testo pubblicato su Poésies 123: https://www.poesies123.com/it/poesia-acero-charles-neree-beauchemin/
